
14 OTTOBRE 2016
Ho scoperto di avere le tette di ferro. Speravo in quelle d’argento, ma mi sono venute di ferro. E va bé.
L’ho scoperto per caso mentre cercavo un regalo romantico da fare a mio marito il giorno del nostro anniversario di matrimonio: nozze di cotone. Gli ho regalato un bel pigiamone a tema, in cotone grigio e blu, con calzette coordinate, che manco mio nonno. E va bè.
Ma, divagazioni a parte, facendo una ricerca sui vari anniversari di matrimonio ho scoperto che si festeggiano pure i mesi di allattamento. Lo sapevate? No? Nemmeno io. Ma quando c’è da festeggiare, va bene tutto. Pure le tette.
Ve lo spiego.
Quattro settimane: tette di ferro.
Tre mesi: tette di bronzo.
Sei mesi: tette d’argento.
Nove mesi: tette di rubino.
Un anno: tette d’oro.
Diciotto mesi: tette di platino.
Due anni: tette di diamante.
Dai due ai quattro anni: tette di perle. E tanta stima da parte mia.
Io mi sono fermata al primo traguardo e mio marito era già pronto a ricambiarmi il favore regalandomi un reggiseno di ferro, a punta, in stile Madonna Anni’80. Ma mettermi in piedi sul divano a cantare “Like a virgin”, a tre mesi dal parto, non mi sembrava molto appropriato. Così ho elegantemente rifiutato. E va bé.

Ma, divagazioni a parte, le mie tette di ferro hanno fatto molto discutere perché “eh, ma glielo devi dare il tuo latte se no si ammala subito”, “mica cresce bene con quello artificiale, io ho allattato fino ai due anni” e ancora “se non lo attacchi al seno non si crea il contatto mamma e figlio”.
Ansia.
Lacrime. Ansia. Paranoie galoppanti. Lacrime. Senso di colpa. Senso di colpa. Calo ormonale. Lacrime. Ansia.
Più o meno posso riassumere così il primo mese di vita da mamma. E va bé.
Perché è così: dal momento in cui diventi mamma tutti, ma proprio tutti eh, pure la cassiera del supermercato, avranno un’unica grande preoccupazione nella vita:
“Ma allatti?”
All’improvviso, le tue tette, che nessuno aveva mai preso in considerazione, diventano l’attrazione principale. Eri donna, poi sei diventata mamma e ora sei la Dea delle mucche: perennemente con il seno all’aria. Tuo figlio è contentissimo. Tuo marito pure. Tu…
Ansia. Lacrime. Lacrime. Risata isterica. Felicità. Ansia. Lacrime.
Eri pronta ad affrontare tutti i fastidi della gravidanza. Ti sei preparata psicologicamente e fisicamente al dolore del parto grazie alle già-mamme che non ti hanno risparmiato nessuno dettaglio su quel momento.
Ma nessuno, dico nessuno, ti ha informata a dovere sull’allattamento. Ti hanno detto che è la cosa più naturale del mondo, che è un momento dolcissimo, che si crea un legame indissolubile con il tuo bambino, che non ne potrai fare a meno, che non ti peserà.
Che carine.

Peccato che già subito dopo il parto, ti rendi conto che non hai messo al mondo un bambino, ma un idrovoro che ogni volta che incrocia il tuo sguardo non sta creando un legame indissolubile con la sua mamma ma ti vede solo come una tetta gigante sempre pronta all’uso.
Quell’idrovoro così carino che tu hai aspettato con pazienza (tanta pazienza) per oltre quaranta settimane ha fame, tantissima fame. Tanto che ad un certo punto cominci a pensare che oltre al latte voglia mangiarsi proprio tutta la tetta. E mentre amici e parenti sono con il naso appiccicato al vetro della nursery, manco fossero seduti su una poltroncina a guardare il cinepanettone di turno, tu trattieni le lacrime.
Vedrai che poi ti abitui, ti consolano.
Lui ciuccia, mastica, tira, si stacca e si attacca. I tuo capezzoli non avranno più pace.
Ma sei una mamma, cioè una guerriera. Allatti anche se soffri, anche se per far star comodo il tuo piccolo esserino insaziabile assumi ogni volta una posizione assurda manco fossi la musa di Picasso.
Torcicollo. Lacrime. Mal di schiena. Gioia infinita. Lacrime. Felicità.
Vedrai che poi ti abitui, ti dicono.
Ma ogni volta che tuo figlio piange che ha fame, a te ti viene l’ansia. Dopo due settimane ti rimane solo una tetta, perché l’altra è fuori uso.
Ragadi. Lacrime, lacrime. Forza. Amore. Lacrime.
Resisti, ti dicono.
L’ho fatto. Ma dopo quattro settimane ho scelto di passare al latte artificiale. Per me e per mio figlio. Mi hanno detto che sono una mamma di serie B.
Forse. Ma io intanto le mie tette di ferro le festeggio.
Melissa Ceccon di Mamma che Ansia ( IG @mamma_che_ansia)