
Finalmente è arrivata la bella bella stagione: più tempo all’aria aperta, giornate più lunghe e via libera ai giochi con l’acqua. Sempre però con la massima attenzione, quali sono gli accorgimenti giusti per proteggere i più piccoli da sole e caldo?
Il sole migliora l’umore, aiuta a sintetizzare la vitamina D, stimola l’accrescimento e favorisce lo sviluppo del sistema immunitario cutaneo. I melanociti dei bambini producono melanina sin dai primi mesi di vita, ma sono ancora immaturi per cui la pelle è più vulnerabile.
Molto frequente e’ nei bambini l´eritema solare, ustione di primo grado, che compare circa sei ore dopo l’esposizione al sole e si manifesta con calore cutaneo, prurito, bruciore, arrossamento e bollicine nella zona fotoesposta che si risolvono nel giro di 2-3 giorni se si stoppa l´esposizione al sole. Se invece non si interviene allontanando il bambino dal sole, il bambino potrebbe ustionarsi o “scottarsi” in modo più serio.
Per lenire l’arrossamento, si puo´ applicare un doposole rinfrescante o, ancor meglio, un’emulsione olio in acqua, leggera ma altamente idratante, aggiungendo, su consiglio del pediatra, una crema cortisone come idrocortisone o mometasone furoato se, oltre all’arrossamento, compaiono bolle e vescicole. Si consiglia di evitare doccia o bagno troppo caldi e di usare olio o una crema detergente idratanti oppure polveri lenitive, come l’avena colloidale, al posto del bagnoschiuma. Nei giorni successivi all’eritema, la pelle va idratata con creme piu´ grasse e con filtri molto elevati, sia per evitare nuovi eritemi sia per prevenire la formazione di macchie scure come esito cicatriziale.

Occorre invece consultare con urgenza il pediatra o il Pronto Soccorso se il bambino e´ sofferente, confuso, sonnolento, non ben orientato nel suo ambiente, con o senza febbre, oppure in caso di manifestazioni cutanee diverse come bolle o vescicole, ulcere, alterazioni del colorito cutaneo o dolore intenso.
Va benissimo portare i bambini al sole facendoli passeggiare in riva al mare o in un parco, senza pero´ tenere i più piccoli esposti troppo a lungo e nelle ore centrali della giornata, sia per il rischio di eccessiva esposizione al sole che per il rischio di colpi di calore dovuti al caldo intenso.
Sulle zone scoperte andrà applicata sempre una protezione 50+, pur essendo consapevoli che non esistono protezioni o schermi totali in grado di arrestare il 100% dei raggi ultravioletti e che normalmente la protezione massima dichiarata è di 50+ per gli UVB mentre per gli UVA non disponiamo ancora di metodi standardizzati.
E´ infatti dimostrato che scottature o eritemi ripetuti presi nell’infanzia o nell’adolescenza predispongono alla formazione di tumori cutanei, in particolare melanomi in età giovane e adulta ed epiteliomi in età più avanzata.
Non va dimenticato poi che anche se il sole è coperto dalle nuvole i raggi colpiscono ugualmente la pelle, e vanno quindi utilizzati tutti gli accorgimenti per difendere i bambini dall’esposizione.
Devono avere un fattore di protezione molto alto, 50+ e vanno applicate in giusta quantità, prima dell’esposizione al sole e anche dopo l’immersione in acqua, soprattutto se la crema non è resistente all’acqua, e circa ogni due ore per garantire la continuità della protezione.
Da preferire quelle dermatologicamente testate e appositamente concepite per i bambini, che non bruciano gli occhi e sono adatte anche alle pelli atopiche.
Ogni prodotto cosmetico (anche non bio) ha un proprio INCI, la lista di ingredienti – in ordine di quantità – che si trova solitamente sul retro della confezione. Le creme solari bio contengono filtri minerali ed sostanze vegetali, come estratti di fiori e piante (estratti di fiori di calendula, succo di aloe vera, olio di mandorle dolci, mela cotogna, argan, lino, malva, jojoba e vitamina E) e sfruttano le loro proprietà per prevenire irritazioni e arrossamenti. per proteggere la pelle dai raggi del sole con soli filtri fisici ma mantenendola idratata anche senza l’aiuto di agenti chimici.

Sono realizzate secondo delle precise scelte in termini di naturalità del prodotto, volte a limitare il più possibile la presenza di ingredienti chimici, il che consente minore aggressività sulla pelle e un minore impatto ambientale.
Alcune creme sono resistenti all’acqua e sono efficaci anche sulla pelle bagnata, consentendo l´ applicazione meno frequente nel corso della giornata.
Ci sono varie formulazioni, come spray, latti, stick solari che offrono una protezione molto alta e resistente all’acqua e si possono utilizzare su labbra, naso, orecchie e spalle, per proteggere le zone più sensibili dal sole del mare ma anche da quello di montagna.
Nelle ore centrali della giornata il bambino deve essere tenuto a casa o comunque in un luogo fresco. Se lo portiamo in spiaggia, alle 11 si va via e si può tornare dopo le 17; in ogni caso, i bimbi al di sotto dei 6 mesi di vita non devono essere esposti al sole diretto.
Non è sufficiente tenerlo sotto l’ombrellone perché una parte dei raggi UV passa anche attraverso le trame del tessuto. I bambini inoltre sono abitudinari, hanno l’orario del pranzo, quello del sonnellino pomeridiano, della merenda, che vanno rispettati, anche in vacanza.
I bambini sono esposti al rischio disidratazione, perché sudano di più e non riescono a disperdere efficacemente il calore. E` infatti importante offrirgli da bere spesso, specie quando ci si trova nei luoghi più caldi dove si suda di più.
Nei primi mesi di vita il lattante non ha bisogno di bere acqua. Il latte materno, così come quello in formula, è composto per oltre il 95% di acqua. Per questo il lattante non deve assumere altri liquidi (acqua, tisane ecc) oltre al latte nei primi quattro-sei mesi, per non rischiare di riempire inutilmente lo stomaco, che arriverà alla poppata con un falso senso di sazietà e di instaurare cattive abitudini (in particolare di notte).

Una piccola quantità di acqua durante i pasti (30-50 ml) si può offrire al bambino con l’introduzione delle pappe, se il bambino lo vuole.
In estate bisogna dare la preferenza ad un’alimentazione ricca di frutta e verdura, che contengono un’alta percentuale di liquidi e di sali minerali che si perdono con la sudorazione. Limitare invece i grassi, che invece servono all’organismo per produrre calore.
Per rinfrescare gli ambienti, il condizionatore è un’ottima soluzione, anche nella cameretta del bambino, ma evitando di abbassare troppo la temperatura, per evitare sbalzi troppo bruschi tra dentro e fuori, per cui possiamo tenere una temperatura attorno ai 26-27 gradi, diminuire la ventilazione e dirigere le alette in modo che il vento non gli arrivi addosso in modo diretto. Una buona alternativa è costituita dal ventilatore, che smuove l’aria e aiuta la traspirazione cutanea.
Se fa molto caldo, si può fare un bagnetto anche un paio di volte al giorno, usando però solo piccole quantità di detergente, per non irritare la pelle, ma preferendo amido di riso o avena, che hanno un effetto rinfrescante e lenitivo.
Si può fare anche il bagno in mare, lontano dagli orari della digestione. Non ci sono linee guida che indicano una chiara relazione di causa-effetto tra bagno a stomaco pieno e annegamento, ma molti esperti suggeriscono prudenza e uso del buon senso, perché il rischio congestione è possibile e le conseguenze potrebbero essere anche serie. La congestione digestiva infatti e´ il blocco della digestione che si verifica quando il corpo viene esposto ad un repentino abbassamento della temperatura, per cui il sangue, che durante la digestione e´ concentrato nella zona dello stomaco, dopo un brusco salto di temperatura, come si verifica se ci si tuffa in acqua fredda o si beve una bevanda ghiacciata, per mantenere la temperatura corporea costante, viene richiamato dal cervello, con l’effetto che si interrompe il processo digestivo e si manifestano disturbi circolatori, crampi addominali, nausea, vomito e addirittura, nei casi più seri, perdita di coscienza.

Se ci si trova in acqua in queste condizioni si potrebbe rischiare l’annegamento, o perché in caso di crampi e dolori magari ci si fa prendere dal panico, o per la perdita di coscienza. Nessun pericolo, invece, se il bambino si limita a giocare sul bagnasciuga (ovviamente tenendo conto delle opportune precauzioni rispetto all’esposizione al sole).
Se dopo una poppata di latte materno basta anche solo un’ora, dopo una colazione leggera, ad esempio con latte e biscotti, oppure dopo un piatto di pasta al pomodoro occorreranno circa 2 ore; se poi si fa un pasto completo, con proteine (ad esempio carne) e grassi, bisognerà aspettare almeno 3 ore. Se l´ acqua è fredda è meglio attendere la fine della digestione, se invece si tratta di bagnarsi nella piscinetta gonfiabile, dove l’acqua si riscalda in fretta, si potranno accorciare i tempi. Nell’attesa, il bimbo potrà rinfrescarsi bagnando nell’acqua le manine e i piedini.
Se si manifestano i sintomi della congestione, è opportuno portare il bambino in un luogo fresco e ventilato, per esempio sotto l’ombrellone o un gazebo o all’ombra dello stabilimento balneare, farlo sdraiare e sollevargli le gambe, in modo da far defluire il sangue verso il cervello, tenendo però la pancia protetta dal freddo, in modo da ristabilire la corretta situazione termica a livello addominale.
Se, nonostante tutti gli accorgimenti dei genitori, il bambino manifesta sintomi come nausea, vomito, debolezza muscolare, mal di testa, abbassamento di pressione, febbre, anche elevata, può darsi che abbia preso un colpo di calore, dovuto a disidratazione, per cui e´ il caso di richiedere un consulto medico, urgente se si aggiungono sintomi neurologici come il delirio. Uno degli accorgimenti più importanti è l’orario di esposizione: meglio evitare le ore più calde, soprattutto se il bambino è molto piccolo. Va evitata poi l’esposizione del bambino ai raggi diretti del sole nei primi 6 mesi di vita.
Anche l’utilizzo di cappellini per proteggere la testa del piccolo e di occhiali da sole appositi per i bambini è importante da ricordare, insieme alll’idratazione e il consumo di frutta fresca, utile a reintegrare minerali e garantire il giusto apporto di vitamine.
Articolo redatto dalla Pediatra del Centro Medico Unisalus