
24 OTTOBRE 2016
Ne avevo sentito parlare ma, detto tra noi, pensavo fosse una gran cavolata.
Preparazione del nido? Ma cosa sono, un passerotto? Dopo aver arredato con uno stile impeccabile la cameretta del futuro bebè, aver comprato un quantitativo assurdo di scarpine e oggettini vari che saranno assolutamente inutili e dopo aver preparato minuziosamente il borsone per il parto con tre body di cotone, tre tutine a maniche corte, tre tutine a maniche lunghe, la camicina porta fortuna, mille mila mega assorbenti, orripilanti mutande usa e getta, copertine, lenzuolini e … ma sì…buttiamoci dentro pure il beauty con i trucchi che non si sa mai, sono pronta per l’arrivo del piccolo, no?
Macché. A due settimane dal grande giorno, sbam! Sono stata infettata pure io dalla sindrome della preparazione del nido. Esiste eccome! E, cari miei – sì questa volta mi rivolgo direttamente ai papà – quando la futura mamma gli prende sta cosa incontrollabile voi non avrete più scampo.
Nessun nascondiglio sarà più sicuro. Nemmeno la “scusa” che dovete andare a lavorare.
Non funzionerà nemmeno fingervi morti, perché lei vi farà resuscitare in qualche modo.
Toglietevi dalla testa la possibilità di fuga in paesi stranieri, perché lei avrà già fatto sparire contanti, passaporti, carta d’identità e tutto quello che vi potrebbe servire per la vostra evasione.
E non provate a sfoggiare il sorrisino accondiscendente con il quale vi siete salvati in passato. Lei lo capirà e vi punirà.
Quando la futura mamma viene affetta dalla sindrome da preparazione del nido, voi non potete fare più nulla. Solo seguirla, ascoltarla, assecondarla e fare tutto ciò che vi ordina senza chiedere spiegazioni.
“Ho la sindrome del nido, l’ho letto su Google.”
“Cos’hai? Ma il bambino sta bene?!”
“Sì amore, sta bene. Sto parlando di me adesso! Esisto anche io in questo mondo sai? Ho la sindrome da preparazione del nido…”
“Che nido?”
“ Casa nostra, amore, casa nostra sarà il nido per nostro figlio e lo dobbiamo preparare al meglio per accoglierlo”.

Vivete in quella casa, insieme, da anni. Siete andati insieme a comprare i mobili, a scegliere il colore per le pareti, a provare la morbidezza di tutti i materassi in commercio. Eravate insieme anche quando avete scelto le piastrelle rigorosamente abbinate al colore degli infissi delle finestre.
Lo so, c’eravate. E ora vi state chiedendo cosa dovete fare ancora per preparare questo benedetto nido…ma non era tutto già pronto?
Sì. Era, è il tempo verbale giusto. Passato.
Ora, a due settimane dal parto, tutto quello che era stato fatto non va più bene. La futura mamma affetta dalla sindrome, che fino a pochi giorni prima era dolce e tranquilla, adesso è diventata un essere non definito, a metà tra una casalinga disperata e un investigatore dei R.I.S. La casa, per lei, non è più un luogo sicuro: vedrà pericoli ovunque, polvere in ogni angolo, germi e microbi su ogni superficie.
Tornando a casa da lavoro, la troverete intenta ad insegnare al cane a volare perché “ma stai scherzando amore? Non vedi quanti peli perde? Il bambino ci deve gattonare su questo pavimento!”
All’improvviso, poi, vi accorgerete che alla futura mamma gli sono venuti pure i super poteri: la vista a raggi x, per esempio.
“Amore guarda lì…”
“Dove?”
“Lì, sul piano della cucina. Guarda, segui il mio dito. No! Non guardare il mio dito, segui la traiettoria del dito! Qui vedi? C’è polvere!!”
Ebbene sì, non fate quella faccia! Lei sarà in grado di vedere un singolo e minuscolo granello di polvere sul piano di marmo nero assoluto della cucina. No! Non fate domande, ricordatevi le regole: eseguite senza chiedere.
“Cosa fai???”
“Amore tranquilla, passo lo straccio così viene tutto pulito.”
“Ah, e vuoi usare quello straccio che è già stato usato? Ma sei pazzo? Dammi qua che gli dò fuoco così lo disinfetto bene. Tu prendi la spugna in fibra di lino, cotone e rame che è super delicata, la vaporella per igienizzare anche il piano cottura, e la tanica di Napisan che ho già messo nello sgabuzzino…. Ah, e non dimenticarti lo spazzolino!”
“Lo spazzolino?”
“Sì, così puliamo bene anche le fughe delle piastrelle. Sai quanti microbi ci sono lì?”
No, papà, non fate domande. Ricordatevi la regola: assecondare. Ancora due settimane e poi sarete liberi.
Forse.
Melissa Ceccon
