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Scuola. Naso che cola? Subito a casa! L’influenza ai tempi del Covid non sarà facile per i genitori.

09/09/2020

Alcuni nidi e materne hanno già rimesso in moto la macchina, per le scuole bisogna aspettare ancora qualche giorno, almeno in Lombardia. E la cronaca ha già portato all’attenzione dei genitori, già alcuni casi di bimbi positivi e classi intere messe in quarantena. Che inverno sarà?

Settembre significa due cose per chi è genitore: la prima, che le vacanze sono finite e i bimbi ritornano a scuola e, la seconda, che si è imboccata la strada verso la stagione fredda. Cioè, arrivano i primi malanni: mal di gola, tosse e naso che cola. Insomma, i classici malanni di stagione.

Quest’anno però l’influenza fa più paura del solito perché di mezzo c’è il Coronavirus e nessun sintomo dovrebbe essere preso sotto gamba, neanche un semplice raffreddore.

Il caso della materna di Crema: tutti a casa

Non è nemmeno iniziata, che già si contano i casi di “sospetto covid” nelle scuole. Tra i primi, un bimbo di una scuola materna di Crema a cui i genitori hanno provato la temperatura poco prima di uscire di casa (come richiede la corretta procedura) e, constatato che il figlioletto aveva la febbre hanno informato la scuola che ha immediatamente attivato il protocollo anti-Covid e, ora, tutta la classe del piccolo e’ a casa in attesa di sapere l’esito del tampone dell’amichetto.

Dal sospetto alla certezza: a Trento il primo bimbo positivo

Ad annunciarlo lo stesso sindaco della città di Pergine Valsugana: “Si tratta di un bambino risultato positivo dopo un controllo in ospedale. Sarà necessario porre in quarantena e sottoporre a tampone altri 5 bambini che sono inseriti nella stessa sezione dell’asilo nido che aveva frequentato peraltro senza alcun sintomo fino a venerdì – scrive sulla sua pagina social – Le altre sezioni, considerati i protocolli attuati fin dal primo giorno di apertura,  non hanno avuto contatti e non sono evidenziati problemi sanitari”

Influenza o Covid? Come venirne fuori

Sarà un lungo e duro inverno quello per i genitori perché, si sa, nei mesi freddi il naso che cola è una costante e le mamme quindi si chiedono: ogni volta dovrò far fare a mio figlio il tampone? Quanti giorni riuscirà a frequentare? Come mi organizzo con il lavoro?

“ Per escludere il Covid l’unica certezza è il tamponeafferma la pediatra Lorena Filippi, rappresentante dei pediatri all’Ordine dei Medici di Trento, in un’intervistasappiamo che per molti genitori è difficile per i problemi di lavoro,  ma è necessario che i figli restino a casa  anche in caso di sintomi lievi. Per fortuna i bambini si ammalano poco o niente, ma per gli anziani può essere molto pericoloso – aggiunge – Ben venga lo smartworking, ben vengano le baby-sitter ma tuteliamo i nonni. Ricordiamoci che siamo ancora in pandemia ed è compito di tutti adottare i comportamenti adeguati”.

Asili e scuole: fortezze anti-Covid: come capire i rischi

La scuola deve mettere in campo almeno tre elementi di difesa: uno all’esterno, uno tra scuola e comunità, e uno all’interno della struttura. Questa, in sostanza, la strategia  suggerita in un editoriale su Science dagli esperti dell’Università della Pennsylvania sulla base delle più recenti evidenze scientifiche.

 

Influenza o Covid? Le differenze

La prima regola è quella di ridurre per quanto possibile l’ingresso del virus a scuola, con un attento monitoraggio dei sintomi. Riconoscere quelli di Covid-19 e distinguerli da altri malanni di stagione però sarà un’impresa davvero ardua, perché nasi arrossati, colpi di tosse e mal di pancia possono avere una varietà di cause scatenanti.

“Non si può fare una diagnosi differenziale fai-da-te basandosi solo sui sintomi: per questo i laboratori si stanno attrezzando per fare tamponi con un ampio pannello diagnostico, in modo che con un solo test si possa distinguere il virus SarsCov2 dagli altri coronavirus e dai virus influenzali e respiratori di stagione”, afferma Francesco Broccolo, microbiologo clinico dell’Università di Milano-Bicocca. Nel frattempo i genitori a casa si troveranno ad affrontare parecchi dilemmi.

“In linea di massima possiamo escludere Covid-19 se si ha la tosse grassa, oppure se si ha una congiuntivite di tipo catarrale, col classico occhio impastato: questi problemi sono solitamente di origine batterica”, precisa l’esperto. Se è presente un rash cutaneo con macchioline “è più probabile che si tratti di una malattia esantematica”, mentre una gastroenterite senza febbre “è poco probabile che sia Covid, anche se il bambino va comunque tenuto a casa”.

L’inganno del raffreddore

Il sintomo più enigmatico resta il raffreddore, che nel 30% dei casi è causato dai coronavirus: “è impossibile distinguere la causa senza un tampone, per questo auspico che vengano fatti test rapidi agli studenti che all’entrata a scuola dovessero presentare il sintomo”, aggiunge Broccolo. Non bisogna poi dimenticare che la maggior parte dei giovani colpiti da SarsCov2 è del tutto asintomatica. Per questo “lo strumento più efficace per minimizzare il rischio è limitare la didattica in presenza solo a quando i contagi nella comunità locale sono sotto controllo”, scrivono gli esperti Ronan Lordan, Garret A. FitzGerald e Tilo Grosser su Science.

Cosa fare se il virus arriva in classe

Nel caso in cui il virus dovesse fare comunque breccia nella scuola, bisogna far trovare pronta la seconda linea di difesa, quella all’interno della classe del contagiato. Per evitare che l’infezione non ancora diagnosticata si trasmetta ai compagni, sono d’obbligo le mascherine, il distanziamento e l’igiene delle superfici e delle mani. Le aule vanno arieggiate e possibilmente occupate per periodi di tempo più limitati. Meglio poi evitare attività come il canto e gli sport di contatto che prevedono un aumento della respirazione. Infine, la terza e ultima difesa: per evitare che pochi casi si trasformino in un focolaio, imponendo la chiusura dell’intero istituto, bisogna limitare i contatti fra le classi. “Grandi focolai nelle scuole possono essere ridotti al minimo limitando la trasmissione secondaria al minor numero di persone”, scrivono gli esperti. “Gruppi di persone che restano relativamente isolati fra loro possono ridurre i contatti e facilitare il tracciamento in caso di contagio. L’identificazione precoce delle persone infette attraverso il monitoraggio dei sintomi e i test diagnostici può limitare le misure di quarantena ai gruppi colpiti senza dover chiudere l’intera scuola”.

 

Fonti: ansa.it // notizie.tiscali.it

Melissa Ceccon

Mamma di due, moglie di uno, giornalista e autrice del blog Mamma Che Ansia

 

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