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School Corner

In Europa le scuole riaprono, in Italia si parla di plexiglass: è se nascesse il Comitato Scolastico Europeo?

10/06/2020

Come sarà la scuola di settembre? Ce lo chiediamo da mesi oramai ma, in Italia almeno, pare che i genitori non possano avere le dovute risposte

 “Abbiamo un’ottima scuola, ottimi docenti. Purtroppo, rispetto ad altre nazioni europee, abbiamo anche classi pollaio, edifici fatiscenti e parecchie vulnerabilità di sistema”, ad affermarlo è il noto psicoterapeuta dell’età evolutiva Alberto Pellai.

E mentre noi mamme leggiamo – forse con un pizzico d’invidia – le notizie sulla riapertura delle scuole e degli asili in altri Paesi Europei il nostro Governo continua a temporeggiare e di quello che sarà a settembre per i nostri figli ancora non si sa nulla. O meglio, si hanno tante notizie e pure confuse: si apre,sì. Ma come? L’ultima notizia è quella del plexiglass tra i banchi, notizia che come è arrivata è pure sparita. Quindi si farà, oppure no?

“La scuola in Italia non ha mai rappresentato la priorità di nessun governo degli ultimi 30 anni. E più volte, sia noi genitori sia i docenti stessi, ne abbiamo toccato con mano le amare conseguenze – scrive ancora Pellai – molte nazioni europee in queste settimane hanno fatto rientrare gli studenti a scuola. Hanno fatto scelte e preso decisioni in parte simili, in parte divergenti. Nel prossimo mese avremo – dalla loro esperienza – indicazioni chiare su cosa ha funzionato di più e cosa di meno. Ciò che auspico è che non ci sia, a settembre, il modello italiano, quello svedese, quello svizzero e quello inglese. Non sarebbe meglio che i ministri della Scuola di ogni nazione europea costituissero un comitato internazionale che vara linee guida valide per tutti? Avremmo il vantaggio di moltiplicare non solo i punti di vista, ma di appoggiarci anche al know how di nazioni che hanno sistemi scolastici molto all’avanguardia e che probabilmente non si lasceranno prendere alla sprovvista. Anche noi vorremmo giocare la loro stessa partita.”

I genitori vogliono risposte: meglio scegliere ora come sarà la scuola a settembre o aspettare?

“Per decidere, invece, come sarà questa scuola settembrina, mi darei due mesi di tempo. In questi due mesi avremmo da una parte il vantaggio di capire come la pandemia evolve (o involve), considerato che già adesso sembra aver mutato completamente sia il quadro epidemiologico che quello clinico – continua lo psicoterapeuta –  possiamo aspettare la fine di luglio per decidere che cosa significa rientrare a scuola in sicurezza? Possiamo immaginare di realizzare un modello europeo e non singoli modelli in ogni nazione? E soprattutto possiamo pensare ad interventi che richiedono investimenti che non si esauriscono nel breve termine, ma di ampio respiro”

Bocciata l’idea dei plexiglass

Mentre la task force in queste ultime ore sta stilando alcune soluzioni plausibili e attuabili per la riapertura delle scuole a settembre, l’idea dei plexiglass – divulgata nei giorni scorsi – sembra già essere passata nel dimenticatoio.

Alberto Pellai, sulla questione plexiglass commenta: “pendere un sacco di soldi in plexiglass tra qualche mese avrà solo generato un aumento dell’inquinamento planetario senza aver migliorato di nulla la qualità della nostra scuola. Pensare invece a classi che non hanno più di 20 studenti potrebbe avere un impatto fortissimo sia sul contagio sia sul futuro dei nostri figli e della nostra scuola. Riceveremo un tesoretto grazie ai finanziamenti europei. Servirà a far ripartire l’economia. Ma non dobbiamo dimenticare che se l’economia ha sofferto, i nostri figli e il loro progetto scolastico hanno sofferto pure. Sofferto moltissimo. Una quota di quel tesoretto potrebbe servire a fare ciò che negli ultimi 30 anni nessuno ha fatto: dare nuove risorse al sistema scuola”.

 

 

Melissa Ceccon

Mamma di due, moglie di uno, giornalista e autrice del blog Mamma Che Ansia

Vive e lavora nella verdeggiante Brianza, sempre pronta a scrivere e raccontare le storie più interessanti per le mums.

Su Instagram il suo dietro le quinte tra vita zen e ironia.

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