
Back to school, si ma come? Il docente di pedagogia alla Bicocca di Milano avvisa i docenti di evitare le corse al recupero delle materie impegnandosi di più ad ascoltare i ragazzi.
“Mi piacerebbe che il primo giorno di scuola del prossimo anno fosse festa nazionale, con le bandiere appese fuori dagli edifici e i sindaci in visita con la fascia tricolore. Vorrei che fosse un giorno di festa, da ricordare negli anni, il giorno in cui ha riaperto finalmente anche la scuola, e con essa è ripartito veramente l’intero Paese”. Sono queste le parole di Raffaele Mantegazza, docente di Pedagogia generale e sociale alla Bicocca di Milano, in un’intervista rilasciata al Cittadino di Monza e Brianza.
La speranza di Mantegazza è quella che i bambini possano vivere un anno scolastico ben equilibrato, con un inizio soft: “bisogna parlare di più di pedagogia e meno di mascherine e distanziamento – si legge su Orizzonte Scuola – si pensi a come accogliere bambini e ragazzi, soprattutto delle prime”. E il consiglio: niente voti fino a novembre e verifiche di ingresso vietate, puntare sull’accoglienza che darà i suoi frutti nell’apprendimento.

Bambini e ragazzi, si sa, sono quelli che hanno pagato il prezzo più alto di tutta questa vicenda. Gli è stato tolto molto e tutti, loro per primi, non vedono loro di rivedere le scuole riaprire i cancelli. Ma il pedagogista Mantegazza ha una paura, cioè “che con la ripresa delle lezioni si inizi la corsa a recuperare gli argomenti perduti o lasciati in sospeso – conclude – i ragazzi hanno appreso e imparato anche in questi mesi in maniera differente, bisogna però dedicare del tempo per parlare con loro”.
Melissa Ceccon
Mamma di due, moglie di uno, giornalista e autrice del blog Mamma Che Ansia
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