School Corner

Outdoor Education: il modo di fare scuola che ridà il tempo ai bambini

04/06/2020

In questo periodo si è sentito molto parlare di Outdoor Education: ma che cos’è esattamente? Come si svolge? Cosa fanno i bambini? Lo abbiamo chiesto ad Anna Podestà, pedagogista e fondatrice della Scuola Dadà, che propone un progetto green sia a Milano che in Brianza.

Se da tutto questo lungo periodo ne usciremo delle persone migliori, non possiamo saperlo. Quel che di sicuro abbiamo imparato, anche se forzatamente, è stato rallentare i ritmi. Spesso, infatti, anziché dire quarantena si usava l’eufemismo “tempo straordinario”, forse perché – inconsciamente – eravamo consapevoli anche noi che prima del lockdown vivevamo fagocitati tra impegni vari, rincorrendo costantemente un tempo decisamente poco fisiologico. Non solo per noi, ma anche per i nostri bambini.

Perché questa premessa? Perché il tempo, quello lento e naturale, è uno degli elementi fondamentali dell’Outdoor Education, ovvero il ‘nuovo’ modo di fare scuola di cui nell’ultimo periodo si è sentito parlare molto: meglio una scuola all’aria aperta, più sicura in questo periodo, piuttosto che tenere i più piccoli chiusi dentro delle aule, magari affollate. Si sono scoperti nuovi orizzonti e, insieme, è ritornato il bisogno primordiale di vivere la Natura a 360°, proprio nel momento in cui ci è stata tolta.

Ma che cos’è esattamente l’Outdoor Education? Basta uno spazio all’aria aperta, nei boschi, per farla? No, questo metodo pedagogico va molto oltre questo e per capirlo, e spiegarvelo nel miglior modo possibile, abbiamo deciso di fare qualche chiacchera con Anna Podestà, pedagogista e fondatrice della Scuola Dadà, la prima scuola italiana che propone alle famiglie un vero e proprio Progetto Green e che, dalla centralissima Milano ora è una realtà anche in Brianza con una nuovo sede immersa nel verde.

PROACTIVE EDUCATION: LA SCUOLA DOVE L’AMBIENTE E’ IL VERO MAESTRO

“Non serve necessariamente un bosco per fare Outdoor Education – specifica Anna Podestà – questo metodo pedagogico, infatti, è fattibile anche in un contesto urbano: è la natura, l’ambiente circostante quello che serve. E’ da lì che i bambini assorbono e imparano”.

Il bambino, se lasciato libero di esprimersi e osservare, impara moltissimo sia che si trovi in un parco pubblico all’interno di una grande città come Milano che in un verdeggiante bosco in Brianza insomma. Quello che fa la differenza e il modo in cui tutto questo viene vissuto, ecco perché da Green Dadà si parla più nello specifico di Proactive Education: ovvero una educazione proattiva dove ogni singolo elemento presente in natura viene utilizzato come elemento di formazione, come spunto di creatività, come oggetto di scoperta e ricerca. Una foglia, un ramo, un sassolino, una impronta, un suono, un odore … tutto nel rispetto dei tempi di ogni singolo bambino.

“Faccio un esempio banale: se tra i compiti della giornata c’è quello di arrivare in cima alla collina – spiega – a me non interessa affatto sapere come il bambino ci arriva: correndo, camminando, saltellando o facendo più pause perché attratto anche da altro intorno a lui. Ci può mettere un minuto, come dieci. A me quello che interessa è semplicemente che lui, in cima alla collina, ci arrivi. A modo suo, rispettando sé stesso e il suo tempo”.

Ed è proprio questo ‘andamento lento’ a rendere l’Outdoor Education molto diversa dalla scuola più tradizionale: le giornate non sono scadenzate da ritmi imposti, ma la didattica segue un flusso molto più flessibile. Più naturale, appunto.

“Ma a parte star fuori tutto il pomeriggio, cos’hanno fatto i bambini?”.

“Questa – commenta la fondatrice della Scuola Dadà – è una domanda che mi viene posta molto spesso perché, nella nostra cultura – soprattutto in riferimento alla scuola – l’educazione si basa ancora su metodi che prevedono dei momenti precisi, dei ritmi costanti, delle attività programmate: tutto questo nell’Outdoor Education non c’è e le famiglie devono esserne consapevoli perche devono adeguare le loro aspettative con questo metodo educativo molto differente da quello canonico. Lo stare fuori tutto il giorno – conclude – non significa non far fare nulla ai bambini, anzi, è tutto il contrario: attraverso l’ambiente esterno hanno sempre tantissimi stimoli!”

EDUCHIAMO I BAMBINI ATTRAVERSO LA NATURA

L’Outdoor Education non solo insegna ai bambini a rispettare l’ambiente in cui vivono – e sappiamo bene quanto sia importante insegnarglielo – ma attraverso la natura i piccoli sviluppano l’autonomia, l’autostima, la collaborazione, la fiducia, l’empatia, la fantasia e la creatività, il rispetto per gli animali, la natura e soprattutto per sé stessi.

Insomma, i bambini sono attori attivi e non passivi nell’Outdoor Education.

“A volte basta un’impronta sul terreno a indirizzarci su un’attività in particolare, o è sufficiente osservare la natura per scoprire come e perché cambiano le stagioni – spiega ancora la pedagogista della Scuola Dadà – con dei bastoncini e dei sassi si può fare davvero tantissimo”.

Bambini come piccoli avventurieri. In fondo, per loro è così naturale scoprire, esplorare, e vivere a stretto contatto con la Natura, è un bisogno di cui non dovrebbero mai essere privati. Ma non sarà pericoloso tenerli fuori tutto il giorno? E se si ammalano? E se si fanno male?

L’OUTDOOR EDUCATION AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

Le scuole all’aperto sono una realtà consolidata in gran parte dei paesi del Nord Europa, un modo di fare scuola che – piano piano – sta prendendo piede anche qui in Italia e di cui sentiamo parlare spesso proprio in questo periodo, a causa della pandemia. Le cose nuove, si sa, fanno nascere sempre molti dubbi e le domande dei genitori sono molte.

Anna Podestà ci spiega perché , per la sua scuola, ha fatto la scelta di portare avanti un Progetto Green che prevede gran parte della didattica fuori anziché dentro.

“L’Outdoor Education non è pericolosa, ma quello che dico sempre ai genitori è che invece è previsto l’elemento di rischio, in senso positivo ovviamente – spiega – può essere, per esempio, che  durante una nostra uscita, per terra, il bambino trovi un tronco: dovrà superarlo perché per passare non c’è altro modo. E lo farà a modo suo. Una grande lezione di vita perché, superarlo, lo aiuterà a conoscere sé stesso, la sua forza e i suoi limiti. Il semplice attraversare un tronco lo aiuterà a lavorare sul problem solving perché è chiamato a risolvere, in poco tempo, un problema – conclude – è un po’ la metafora della vita no? Se qualcosa ci ostacola, si può trovare la soluzione”.

E per quanto riguarda le malattie? Soprattutto in questo periodo è una problematica molto importante.

“E’ provato che i bambini, se in buona salute, non corrono nessun rischio a stare sempre all’aria aperta. Anzi, è provato che si ammalano di meno – afferma – noi lavoriamo con piccoli gruppi di bambini, perché questo ci permette di seguirli molto meglio e stare fuori all’aria aperta impone già un naturale distanziamento fisico”.

Insomma, l’Outdoor Education non è meglio della scuola ‘normale’. Né peggio. E’ solo una scelta e – sottolinea nuovamente Anna Podestà – “i genitori devono essere consapevoli di questa scelta, così come il personale che sceglie di lavorare in una scuola di questo tipo, dove gli orari sono flessibili, dove si lavora spesso a contatto con gli animali, dove capita di lavorare anche sotto la pioggia o in una giornata fredda”.

 

 

Melissa Ceccon

Mamma di due, moglie di uno, giornalista e autrice del blog Mamma Che Ansia

Vive e lavora nella verdeggiante Brianza, sempre pronta a scrivere e raccontare le storie più interessanti per le mums.

Su Instagram il suo dietro le quinte tra vita zen e ironia.

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