Mum's News

Mamme lavoratrici ai tempi del Covid-19: dovranno scegliere tra figli e impiego?

13/05/2020

Che abbiano lavorato da casa o in sede, la gestione dei figli e di un inedito quotidiano domestico ha messo a dura prova tante lavoratrici, costrette a destreggiarsi tra mille incombenze e difficoltà

Essere mamme, si sa, è il lavoro più faticoso che esista che ci mette ogni giorno a dura prova ma allo stesso tempo ci regala sempre forti emozioni e soddisfazioni. Solo pochi giorni fa, il web si è riempito di foto, dediche, poesie e dichiarazioni dedicate proprio a tutte le mamme in occasione della loro Festa.

Una Festa della Mamma sicuramente diversa dal solito ma, secondo un’indagine condotta dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, anche la più faticosa. Le mamme, in questa fase di lockdown, si sono dimostrate super-lavoratrici, molto più degli uomini e pare che ora,  nel momento in cui la fase di rientro al lavoro si avvia verso il completamento, si acuiscono ancora di più i disagi connessi alla doppia gestione “lavoro e famiglia” : una criticità che sembra destinata a caratterizzare in prospettiva anche i mesi futuri, considerato che lo scenario di riapertura delle scuole sarà fortemente condizionato dall’emergenza e, tra turnazioni degli studenti, alternanza casa-scuola, formazione a distanza, molte mamme italiane potranno addirittura trovarsi di fronte al dilemma se continuare a lavorare oppure no.

Mamme e lavoro al tempo dell’emergenza Covid-19

La chiusura delle scuole, dalla prima infanzia al liceo, ma anche dei tanti servizi dedicati alla gestione del tempo libero dei giovanissimi (centri sportivi e culturali), ha fatto venire meno l’unico reale sistema di supporto alla conciliazione vita-lavoro per le donne lavoratrici del nostro Paese, esponendole alla criticità di una gestione quotidiana particolarmente complessa. Anche perché le donne, in questi ultimi due mesi di sospensioni e lockdown, hanno continuato a lavorare più degli uomini.

A ben vedere, infatti, fatte 100 le occupate con almeno un figlio con meno di 15 anni, 74 hanno lavorato ininterrottamente per tutto il periodo del lockdown (gli uomini nella stessa condizione, invece, 66); il 12,5% ha ripreso il lavoro dal 4 maggio 2020 mentre il 13,5% ritornerà alla propria attività, salvo cambiamenti normativi, entro la fine del mese. La maggiore continuità lavorativa delle mamme rispetto ai papà è collegabile al differente livello di occupazione tra uomini e donne nei settori industriali (più interessati dalle chiusure) e dei servizi essenziali, laddove la presenza femminile risulta più bassa nei primi e più alta nei secondi.

Il paradosso dello smart working

Lo smart working “riscoperto” in questo periodo potrebbe sicuramente essere di aiuto, ma anche qui emerge un paradosso: le figure professionali che hanno più facilmente accesso al lavoro agile sono quelle più qualificate e più retribuite, ovvero coloro che potrebbero permettersi supporti e aiuti. Mentre quelle meno qualificate dovrebbero necessariamente recarsi in sede per lavorare e parallelamente accudire in prima persona i figli con meno di 15 anni: si tratta di 1mln 426 mila lavoratrici (il 48,9% delle mamme lavoratrici), di queste circa 710 mila percepiscono uno stipendio netto inferiore ai 1.000 euro. Gli interventi finalizzati a sostenere la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro delle numerose mamme lavoratrici, come il bonus baby-sitting o i congedi parentali straordinari, possono essere uno strumento utile in fase d’emergenza, ma difficilmente “strutturabile” nel lungo periodo, soprattutto in termini di costi.

Emergenza conciliazione per 3 milioni di mamme nella fase 2

Alla fine della fase 1, a fronte di una richiesta molto ampia di congedi straordinari (al 28 aprile risultavano erogate 242.206 prestazioni secondo l’ultima rilevazione Inps) le domande di bonus baby-sitting sono state molto più contenute (pari a 93.729), anche a causa delle difficoltà di reperire in tempi brevi una persona adatta ad accudire i figli.

“Certamente è utile confermare e prorogare con il prossimo decreto gli strumenti di sostegno emergenziali già previsti per le famiglie, ma al contempo bisogna pensare a strumenti strutturali per rafforzare i servizi di assistenza per la cura dei figli. Solo in questo modo riusciremo a superare il ritardo italiano delle donne a lavoro che rischia, se non colmato in tempi brevi, di lasciare a casa molte lavoratrici mamme. Soprattutto a causa di questa emergenza sanitaria”, ha dichiarato Rosario De Luca, Presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro. “La conciliazione è essenziale per permettere la piena partecipazione delle donne al mondo del lavoro e in tutti i settori produttivi”, conclude.

Fonte: Fondazione Studi Consulenti del Lavoro

 

Melissa Ceccon

Mamma di due, moglie di uno, giornalista e autrice del blog Mamma Che Ansia

Vive e lavora nella verdeggiante Brianza, sempre pronta a scrivere e raccontare le storie più interessanti per le mums.

Su Instagram il suo dietro le quinte tra vita zen e ironia.

 

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