
Abbiamo letto l’ultimo libro di J.K.Rowling, la “mamma” di Harry Potter. Una storia che ci è piaciuta tantissimo e che pensiamo possa essere un bel regalo di natale da fare non solo ai bambini, ma anche agli adulti
Quante volte girate per casa alla ricerca di una Cosa che vi ricordavate di aver appoggiato proprio lì, sulla mensola, ma che non c’è più e sembra essere sparita nel nulla? Oppure, quante volte i vostri figli vi hanno chiamate perché gli è tornato in mente di avere un gioco preso secoli fa e che ora tanto desiderano ma non sanno più dove lo hanno messo? Quante volte vi siete trovate in un momento di grande difficoltà e, anziché perdere una Cosa, avete perso la speranza? O la fiducia in qualcuno?
Quando succede di perdere qualcosa, oppure qualcuno, ci si sente smarriti. Inermi. Indifesi. Soli. Ed è così che si sente Jack, il protagonista dell’ultimo libro di J.K.Rowling, “Jack e il Maialino di Natale”, un piccolo capolavoro natalizio che io ho letto insieme ai miei figli e di cui oggi vi voglio parlare attraverso questo articolo perché – e non lo dico solo perché sono una fan di Harry Potter e della sua “mamma” – questo è un regalo perfetto da far trovare sotto l’albero di Natale: è una storia magica e profonda, adatta non solo a bambini e ragazzi, ma per me anche ad un pubblico adulto.

Sì, perché le fiabe hanno questo grande potere: riuscire ad affrontare temi seri e profondi attraverso la leggerezza e la fantasia. E J.K. Rowling, attraverso questo libro, ha voluto affrontare il tema della perdita, della crescita, dell’amicizia, attraverso le avventure di un bambino che finirà in un mondo magico fatto di Cose Perdute.
Nella vita di Jack tutto è al suo posto: ha una mamma e un papà che gli vogliono bene e un fedele pupazzo, Lino, che è con lui da sempre a che raccoglie tutte le sue emozioni e i suoi segreti. Il suo mondo però si spezza quando i genitori decidono di separarsi, lui finisce in una scuola nuova ma – soprattutto – quando il suo adorato Lino vola fuori dal finestrino. La cosa più cara che aveva al mondo si perde lungo l’autostrada e lui, rimane solo. E odia tutti.
Una sensazione che io ho vissuto molto profondamente mentre leggevo i primi capitoli di questa storia insieme ai miei bambini perché anche io, da piccola, ricordo di aver avuto quello che in pedagogia viene definito “oggetto transizionale”: un orsetto di peluche. Non me ne staccavo mai. Una volta però, ricordo, lo dimenticai a casa di mia zia e per me fu sconvolgente, tanto che costrinsi i miei genitori a uscire di nuovo di casa per andare a riprenderlo. I miei figli, invece, non sono mai stati legati ad un oggetto in particolare e forse – ho riflettuto mentre leggevo “Il Maialino di Natale” – questo è dipeso dal fatto anche dalla quantità di Cose che loro hanno rispetto a quante ne avevo io alla loro età.
E questo è uno dei motivi per cui ho amato leggere questo libro di J.K.Rowling insieme ai miei bambini. Sono abituati ad essere circondati da oggetti. Non sono viziati, ma è indubbio che – nonostante il mio impegno a non riempirli di giocattoli – ne hanno comunque davvero tantissimi. Tanto che spesso si dimenticano di averli. E “Il Maialino di Natale” racconta proprio di questo: di come e dove vivono gli oggetti dimenticati. Una penna, un gioco, un paio di occhiali da sole, le chiavi della macchina, una vecchia poesia … le Cose si perdono continuamente. Quello che fa la differenza è il proprietario di quella Cosa: si è accorto di averla persa? Gli interessa averla persa o passa subito al rimpiazzo? E se se ne dimentica per sempre, che succede?
La notte della Viglia di Natale, il giorno in cui Jack ha perduto per sempre il suo adorato Lino, incontrerà un altro pupazzo: il Maialino di Natale, appunto, che lo porterà nel mondo delle Cose Perdute. Qui, Jack inizierà un viaggio in alcune città particolari, come la città “Dove Sarà Mai” e sarà costretto ad attraversare la Landa scappando dal temibile Perdente, che si mangia le cose perdute. Tutto questo per ritrovare il suo Lino.
Spesso “umanizzare” i propri giocattoli o pupazzi, per i bambini è normale. Leggere insieme questa storia in cui vengono ben descritti i mondi dove finiscono gli oggetti quando noi ci dimentichiamo di loro, credo abbia fatto il suo effetto. Nelle loro testoline, mentre io leggevo, fantasia e realtà diventavano una cosa sola e credo che questo libro gli abbia insegnato in qualche modo che gli oggetti non sono solo oggetti e che bisogna averne cura ma, soprattutto, che abbiamo una grande responsabilità nei loro confronti.
Un’avventura magica e onirica che ha però il profumo di romanzo di formazione perché questo viaggio insegnerà a Jack qualcosa di molto prezioso, non solo sulle Cose ma, anche sull’Amicizia e sul senso della perdita.
Ma non vado oltre perché questo libro va gustato piano piano, magari la sera, accoccolati vicino all’albero di Natale, insieme ai vostri bambini. Se state cercando un bel regalo di Natale da farvi o da fare, questo libro è sicuramente una bella scelta.
Trama: Jack adora il suo maialino di pezza, Mimalino, detto Lino. È sempre lì per lui, nei giorni belli e in quelli brutti. Una vigilia di Natale, però, succede una cosa terribile: Lino si perde. Ma la vigilia di Natale è il giorno dei miracoli e delle cause perse, è la notte in cui tutto può prendere vita… anche i giocattoli. Jack e il suo nuovo pupazzo, il Maialino di Natale (fastidioso sostituto fresco di negozio), si imbarcano in un piano audace. Insieme intraprenderanno un viaggio mozzafiato nella Terra dei Perduti, dove ‒ con lʼaiuto di un portapranzo parlante, di una bussola coraggiosa e di un essere alato di nome Speranza ‒ cercheranno di salvare il miglior amico che Jack abbia mai avuto dal terribile Perdente: un mostro fatto di rottami che divora ogni cosa…
Responsabile editoriale – Mumadvisor