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“Sei obesa”: quando le parole diventano un’arma. Come si combatte il cyberbullismo?

07/02/2022

Il 7 febbraio è la giornata mondiale dedicata al bullismo e al cyberbullismo, una data scelta per far luce su un fenomeno sfortunatamente in costante crescita. Sapete che c’è una legge a riguardo? Sapete cosa fare se vostro figlio/a è vittima di bullismo? Lo abbiamo chiesto al nostro avvocato

 

“Sei obesa”

 

Le parole possono curare, guarire ma anche ferire.

Vittima di insulti per il suo aspetto fisico reiterati sia in chat private sia con post pubblici sui principali social network (anche da profili fake appositamente creati), una giovane ragazza di 12 anni, napoletana, ha iniziato a rifiutare il cibo tanto da accusare un malore che l’ha costretta al ricovero in una struttura ospedaliera locale.

I cyberbulli che perseguitavano la minorenne da mesi si sono scagliati anche contro la madre della giovane, insultandola e minacciandola di atti violenti attraverso profili fasulli, perché intervenuta per difendere la figlia. La donna, infatti, dopo aver ascoltato il racconto della figlia minore aveva deciso di denunciare tali condotte – tramite il legale di fiducia – ai carabinieri, allegando sia gli screenshot dei messaggi ricevuti dalla ragazza su Instagram sia il referto dell’ospedale.

L’ennesimo episodio di cyberbullismo di cui ogni giorno sono vittime purtroppo bambini ed adolescenti.

 

 

Sai che contro il cyberbullismo esiste una legge?

La L. 29 maggio 2017 n. 71 recante “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto al fenomeno del cyberbullismo” è entrata in vigore il 18 giugno 2017.

Trattasi del primo strumento di legge che definisce ed affronta per la prima volta in Italia questo fenomeno, puntando a rendere i ragazzi consapevoli dell’importanza di non adottare atteggiamenti persecutori.

I punti principali:

 

  • Dà una definizione di cyberbullismo: “qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito dei dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti online aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore, il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori, ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso o la loro messa in ridico.”

  • Prevede che il minore ultraquattordicenne vittima di cyberbullismo possa inoltrare al titolare del trattamento o al gestore del sito del social network un’istanza volta a richiedere l’oscuramento, la rimozione o il blocco dei contenuti diffusi in rete. Il gestore ha 24 ore di tempo per provvedere; in caso negativo, l’interessato potrà rivolgersi al Garante per la protezione dei dati personali, che procederà a rimuovere i contenuti entro 48 ore.

  • Coinvolge sia il Consiglio dei Ministri sia il Ministero dell’Istruzione: il primo nella redazione di un piano annuale di contrasto e di prevenzione al cyberbullismo; il secondo nell’adozione di linee di orientamento per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno nelle scuole, in collaborazione con la Polizia Postale.

  • Prevede che sia il dirigente scolastico ad informare tempestivamente i genitori della vittima e del cyberbullo, una volta venuto a conoscenza di atti di violenza e prevaricazione. Ogni regolamento scolastico dovrà prevedere una serie di misure disciplinari commisurate alla gravità degli atti posti in essere.

  • Infine, prevede l’ammonimento da parte del Questore per i cyberbulli infradiciottenni, il quale interverrà convocando non solo il minore anche i suoi genitori

 

 

Da dove partire per un cambiamento?

E’ necessario guidare i giovanissimi ad un uso corretto e costruttivo dei social, spesso usati come strumento di prevaricazione e di aggressività.

La famiglia e la scuola, quali comunità educanti, dovrebbero porsi come modelli di riferimento al fine di impartire un’educazione digitale corretta. Ascolto attivo, empatia, riconoscimento delle emozioni altrui, assenza di giudizio sono valori da tramandare ai nostri figli e figlie.

Il nostro Legislatore ma anche la recente giurisprudenza è sempre più attenta e sensibile al fenomeno. Difatti, l’attenzione non solo legislativa ma anche politica e mediatica è in prima linea contro la svalutazione dei sentimenti e delle sensibilità delle vittime (così come emerge anche dalla recente normativa sulla violenza contro le donne), rendendo protagoniste le emozioni negative e le paure.

Di contro, la strada è in salita perché solo noi cittadini possiamo davvero azionare un cambiamento e modificare il passo sul rispetto della dignità e dei sentimenti dei soggetti fragili.

 

 

Avvocato Gaia De Padua,

esperta in diritto della persona e delle relazioni familiari, professionista collaborativo AIADC, cura la rubrica @dirittoalcuore di cui è creatrice e fondatrice.

Contatti: gaiadepadua@gmail.com – profilo IG @gaiadepadua@dirittoalcuore

 

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