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Imparare ad amare con “difetti speciali”

04/02/2020

Alba, Akin e Huang. Tre bambini e i loro ‘difetti speciali’: tre storie per raccontare la disabilità e trasformare l’indifferenza in empatia.

Vi ricordate di Luca Trapanese? Il suo nome, tempo fa, è rimbalzato da una notizia all’altra perché il suo gesto aveva creato un bel po’ di scalpore: lui, single e gay, aveva deciso di diventare padre adottando Alba, una bimba con sindrome di Down. Una storia che aveva commosso e fatto discutere e che oggi è diventata un tenero racconto per bambini. La storia di Alba e del suo papà Luca, infatti, fa parte della raccolta Vi stupiremo con difetti speciali. Storie di Alba, Akin e Huang, edito da Giunti.

 

 

Un progetto nato proprio da un’idea di Luca Trapanese e realizzato in collaborazione con Patrizia Rinaldi, scrittrice, e l’illustratice Francesca Assirelli.

Tre bambini speciali, davvero. Alba, abbandonata da chi l’ha messa al mondo perché Down; Akin, rifiutato dalla sua famiglia e che ha trovato libertà e dignità grazie ad una sedia a rotelle e all’amore in una nuova casa. E poi c’è Huang che – ve lo diciamo subito – è la storia che più di tutte ci ha colpite e commosse. Un bimbo che, grazie all’amore immenso della sua mamma, ha imparato a canticchiare una filastrocca: un vero miracolo se si pensa che questo bimbo era nato senza cervello.

Tre bambini che sono un po’ dei super eroi e che ti insegnano ad amare perché “il bene si impara”. Magari ci vuole un po’, ma si impara.

Si deve imparare! Soprattutto quando amare non è così semplice se, a far da ostacolo, c’è il cattivo delle favole: la disabilità. Purtroppo, ancora un tabù per molti perché rappresenta qualcosa che si conosce poco e di cui si ha timore. Il progetto editoriale di Luca Trapanese, vuole andare oltre, vuole essere un inno alla diversità. Non solo con le parole. Attraverso i proventi di questo libro, infatti, il papà di Alba ha deciso di sotenere il progetto La Casa di Matteo, comunità socio-sanitaria per bambini e neonati in stato di adozione o affido affetti da patologie ad alta complessità assistenziale.

“Crediamo nelle storie, nelle storie raccontate bene, e crediamo che le storie raccontate bene sviluppino in chi legge empatia, cioè la capacità di sentire lo stato emotivo degli altri, anche la sofferenza – scrive la Dotteressa Natalia Esposito, Coordinatrice “A ruota libera Onlus – questo libro è pieno di sogni: un grande passo per l’umanità sarebbe quello di riconoscere nelle disabillità una delle possibilità della vita”.

E’ vero, le pagine di questo libro sono pieni di sogni e noi, da mamme a mamme, non potevamo che consigliarvelo perché – se è vero che alcuni libri hanno il potere magico di cambiarti la vita – questo è sicuramente uno di quelli.

 

 

L’intervista a Luca Trapanese.

Questo libro è un inno all’inclusione e alla diversità: perché ha sentito il desiderio di mettere nero su bianco queste tre storie? Qual è il messaggio che vuole fare arrivare?

Sono partito dalla mia storia personale. Alba è stata rifiutata da tante coppie che avevano l’idonietà all’adozione, ma erano spaventate dalla disabilità. Spesso mi è capitato di ascoltare commenti sfavorevoli su queste coppie. Invece io credo che erano semplicemente spaventate ed impreparate ad avere un figlio disabile, inoltre la società ci educa ad una vita perfetta con obbiettivi da raggiungere a volte irragiungibili, quindi un figlio disabile è la prima sconfitta. Il messaggio che vorrei portare è quello della falicità, si può essere felici anche con un figlio disabile perché la disabilità per me non è una sconfitta ma una grande opportunità di vedere il significato della vita con occhi diversi. Io ed alba siamo felici, siamo una famiglia come le altre, e la nostra vita, anche con la sindrome di down, è una vita piena di opportunità al pari delle altre. Quindi credo che bisogna educare alla disabilità ed abbattere le barriere mentali che spesso sono più radicate di quelle architettoniche.

Nei primi due racconti, di Alba e Akin, c’è un sorta di lotta tra il male e il bene. Entrambi combattono contro un abbandono, ma dalla lotta ne escono vincitori grazie all’amore di qualcuno. Per dirla con il linguaggio delle fiabe: qual è l’elemento magico o chi è l’aiutante magico che aiuta questi due protagonisti a raggiungere l’oggetto del desiderio?

Il nostro messaggio è che il BENE SI IMPARA, il bene è l’elemento magico che spesso allontaniamo dalla nostra vita. È un aiutante magico che è sempre presente in ognuno di noi ma che a volte dimentichiamo di avere o lo allontaniamo per non mostrare il nostro lato fragile ed umano. Attraverso il bene possiamo fare cose straordinarie.

“Il bene si impara”, è una frase del libro. E’ davvero così? Come si può sconfiggere l’indifferenza e insegnare l’empatia?

Io credo che l’indifferenza possa essere sconfitta attraverso il bene, ma appunto sono certo che oggi bisogna Educare al bene e quindi educare alla disabilità. L’empatia si può insegnare dalle piccole cose quotidiane e soprattutto bisogna partire dai più piccoli perché saranno gli adulti del domani.

In questa raccolta edita da Giunti, il tema principale è quello della disabilità. A che punto siamo? Siamo un Paese pronto a rispondere adeguatamente alle esigenze e alle necessita di famiglie e di bimbi con ‘difetti speciali’ oppure c’è ancora molta strada da fare?

Decisamente abbiamo ancora tanta strada da fare. La disabilità è ancora un tema che fa paura. Ci sono tanti cliché sui disabili, per esempio si parla di loro come eterni bambini, gli viene negata la dignità di adulti con diritti a tutti gli effetti, diritto innanzitutto alla felicità alla realizzazione di una dimensione di vita piena e indipendente, per quanto possibile. Le famiglie con un figlio disabile vivono ancora lo stigma e c’è tanta solitudine. Anche da parte delle istituzioni poche risposte , e quando va bene, isolate.

 

 

Ad un certo punto della sua vita ha trovato Alba. E Alba ha trovato lei. Com’è la vita da papà single? Quali i pro e quali i contro di una scelta come la sua.

La mia vita, lo ripeto spesso, è una vita normale, fatta delle stesse ansie e gioie di un qualunque genitore; degli occhi che si chiudono per la stanchezza la sera, e del cuore che si riempie di felicità per ogni conquista di Alba. Certo fare tutto da solo è più faticoso, soprattutto quando bisogna fare delle scelte importanti si sente il peso della responsabilità; ma in fondo io e Alba siamo una grande squadra e va bene così. Intorno a noi c’è una grande rete d’amore ed è questo che vorrei per tutte le famiglie con un figlio disabile , che non fossero sole.

 

Melissa Ceccon

Mamma di due, moglie di uno, giornalista e autrice del blog Mamma Che Ansia

Vive e lavora nella verdeggiante Brianza, sempre pronta a scrivere e raccontare le storie più interessanti per le mums.

Su Instagram il suo dietro le quinte tra vita zen e ironia.

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