
Il cibo non è fatto solo per essere mangiato. Si può toccare, annusare, esplorare, studiare … lo si può sminuzzare, se ne può estrarre il succo. Oppure, lo si può usare per fare delle bellissime composizioni colorate e profumate da portare a casa. E’ questo quello che abbiamo imparato io e il mio bambino durante l’atelier creativo sui linguaggi del cibo organizzato, a Monza, da H-International School. Una bellissima esperienza, che voglio condividere con voi. L’unico problema? Riuscire a convincere mio figlio a tornare a casa …. il tempo è volato!
Un atelier creativo per scoprire insieme frutta e verdura
Non sapevo bene cosa aspettarmi da questa esperienza, ma la cosa mi incuriosiva parecchio. Anche se, devo ammetterlo, avevo un po’ il timore che il mio bambino, di due anni e mezzo, fosse troppo piccolo per partecipare ad un laboratorio di questo tipo: avrebbe compreso tutto? Si sarebbe annoiato subito? Devo dire che mi sono dovuta ricredere dopo pochi minuti – secondi in realtà – perché non appena entrato nell’aula, dove ad attenderci c’era l’atelierista, si è completamente dimenticato della mia presenza ed è corso al tavolo dove erano appoggiate verdure e frutta: cavoli, broccoli, cavolfiori, verze, arance, cedri … un esplosione di colori e profumi!

Grazie all’atelierista, i bambini hanno potuto relazionarsi con il cibo attraverso diverse modalità: lo hanno studiato attraverso un endoscopio (sondino) e un microscopio collegati al computer oppure hanno provato ad mettere dei pezzettini di ogni alimento dentro in un infusore per scoprire che profumo hanno frutta e verdura. Potevano tagliarlo e poi metterlo in una busta sottovuoto per fare delle composizione, oppure semplicemente manipolarlo per sentirne la consistenza. Tutto nella massima libertà: nessuna regola, nessuna istruzione. L’atelierista, se necessario, interveniva per rispondere alle loro mille curiosità oppure per dare una mano, se richiesta.
Ma l’attività che più di tutte ha catturato l’attenzione del mio bambino è stata la lavagna luminosa: chissà perché, questo strumento l’ha davvero entusiasmato! Lui correva al tavolo, prendeva una foglia di verza oppure una fetta d’arancia e, insieme all’atelierista, ammirava l’ombra proiettata sul muro guardando le varie venature, i fori, la forma della foglia diventata molto più grande … sarebbe rimasto lì ore e ore, tanto che per convincerlo che oramai il laboratorio era finito, abbiamo dovuto fingere che il proiettore – oramai stanco – aveva deciso di riposarsi un po’.

I “cento linguaggi” dei bambini
Molte di voi oramai hanno avuto modo di conoscermi attraverso i miei articoli e i miei racconti e quindi sapete benissimo quanto io ci tenga a dare al mio bambino la possibilità di essere parte attiva della sua crescita: non mi piacciono le regole, i premi o le punizioni. Sono più portata a credere che l’esempio e l’esperienza diretta siano molto più efficaci. Proprio per questo, attività come questa, fatta da H-International School Monza, mi piacciono particolarmente. Perché mettono il bambino al centro: gli permettono di esprimersi nei suoi “cento linguaggi” senza restrizioni e io, da mamma, mi sento davvero di consigliarvela perché può essere un bello spunto anche per voi che poi, una volta tornate a casa, potreste nuovamente mettere in pratica. Io ho scelto di partecipare all’atelier creativo sui linguaggi del cibo perché mi sembrava appropriato all’età del mio bimbo e perché è un “gioco” , quello di manipolare il cibo e preparare insieme la cena, che facciamo molto spesso.

Ma H-International School di Monza, la prima scuola brianzola ad aver basato il proprio programma pedagogico sul Reggio Emilia Approach, ha deciso di puntare moltissimo su questi atelier per regalare ai bambini della scuola, ma anche ai non iscritti grazie agli appuntamenti extra-scolastici, esperienze dirette come questa, legati a diversi ambiti della vita quotidiana: atelier creativi dove si crea il punto d’incontro tra manualità, artigianato, creatività e tecnologie. Un luogo in cui la fantasia e il fare si incontrano, coniugando tradizione e futuro.
Spero di avervi dato un buono spunto, mums. E questa volta, vi voglio salutare, con una poesia (stupenda!) che è perfetta per questo tema!
Invece il cento c’è
Il bambino
è fatto di cento.
Il bambino ha
cento lingue
cento mani
cento pensieri
cento modi di pensare
di giocare e di parlare
cento sempre cento
modi di ascoltare
di stupire di amare
cento allegrie
per cantare e capire
cento mondi
da scoprire
cento mondi
da inventare
cento mondi
da sognare.
Il bambino ha
cento lingue
(e poi cento cento cento)
ma gliene rubano novantanove.
Gli dicono:
di pensare senza mani
di fare senza testa
di ascoltare e di non parlare
di capire senza allegrie
di amare e di stupirsi
solo a Pasqua e a Natale.
Gli dicono:
di scoprire il mondo che già c’è
e di cento
gliene rubano novantanove.
Gli dicono:
che il gioco e il lavoro
la realtà e la fantasia
la scienza e l’immaginazione
il cielo e la terra
la ragione e il sogno
sono cose
che non stanno insieme.
Gli dicono insomma
che il cento non c’è.
Il bambino dice:
invece il cento c’è.
Loris Malaguzzi
Melissa Ceccon di Mamma che Ansia ( IG @mamma_che_ansia)
