Mum's News

Asilo obbligatorio dai 3 anni!

21/02/2020

Il progetto è quello di elevare le età dell’obbligo scolastico, anticipandolo nell’inizio a 3 anni e portandolo fino a 18 anni per la conclusione; attualmente invece l’istruzione è obbligatoria dai 6 ai 16 anni.

Nel mondo della scuola c’è una rivoluzione in atto: se prima, l’istruzione era obbligatoria a partire dai 6 anni (fino ai 16) ora, sul tavolo delle proposte di Governo, c’è anche quella di rendere la scuola obbligatoria già a partire dai 3 anni, e farla concludere a 18.

E’ questa l’ultima notizia che interessa le famiglie di tutta Italia e che, in questi giorni, sta rimbalzando su i principali siti web d’informazione.

 

 

Anticipare l’obbligo d’istruzione: siete d’accordo oppure no?

C’è chi parla di dovere. Chi, invece, di diritto. E c’è, chi invece, si affida ai numeri. Il Corriere riporta dati allarmanti.

Solo il 12% dei bambini frequenta la scuola dell’infanzia – si legge – In regioni come Calabria e Campania solo il 2,6% e il 3,6% dei bambini frequenta un nido pubblico, contro la media nazionale del 12,3%, che sale al 24% se si considerano anche i servizi integrativi. È da dati come questi, forniti da Save the children, che ritorna l’idea di rendere l’asilo obbligatorio fin dai tre anni”.

Rendere quindi la scuola dell’infanzia obbligatoria per tutti, presuppone che ogni bambini abbia il posto assicurato all’asilo. Utopia, secondo Il Giornale, che fa notare :

“Soltanto a Milano, la città dei servizi e dell’organizzazione, ogni anno centinaia di bambini restano esclusi dalle liste delle scuole materne comunali: non parliamo di qualche decina, non siamo nel regno dell’imprevedibile, eppure accade regolarmente – si legge – Che si fa? Si fa che, o ci si può arrangiare a tenere il figlio a casa, o lo si iscrive a un asilo privato, pagando non solo la mensa, ma anche la retta”.

Secondo Anna Ascani, vice-ministra dem all’Istruzione, come riporta Il Messaggero:

“più che d’obbligo, parlerei di un diritto da garantire: il diritto dei bambini ad andare a scuola a 3 anni, a poter accedere a questo primo step della formazione e dell’educazione. E’ noto che i bambini che partono dalla scuola dell’infanzia hanno meno difficoltà negli studi ed escono meglio dal percorso formativo”.

Il progetto: far partire l’obbligo dal 2023

Se gli asili statali diventeranno obbligatori, garantendo l’accesso a tutti i bambini, che ne sarà delle scuole private e paritarie? Sul Messaggero si legge:

L’intenzione della maggioranza è quella di far partire l’obbligo entro la fine della legislatura, per il 2023. Ma le scuole paritarie, che oggi garantiscono una buona parte del servizio senza le quali mezzo milione di bambini resterebbe a casa, non resteranno escluse: hanno un’attività molto presente e ben radicata sul territorio e si trovano soprattutto in quelle aree dove mancano le strutture pubbliche, quindi la loro presenza è strategica. L’idea è quella di attivare convenzioni come già accade per gli asili nido nei singoli comuni”.

 

E ai bambini chi ci pensa?

Se sull’argomento si è già aperto un focoso dibattito tra forze politiche, in pochi invece hanno chiesto parere a chi d’infanzia si occupa: cosa comporterebbe per un bambino di 3 anni avere l’obbligo di andare all’asilo, e quindi dover separarsi da mamma e papà? Abbiamo trovato interessante, proprio per questo motivo, l’intervista fatta dal portale d’Informazione Romait che ha chiesto il parere sull’argomento al neuropsichiatra infantile e già Ministro per la Famiglia Antonio Guidi.

Bisogna sfatare il mito che il bene del bambino e dell’adulto abbiano le stesse basi e gli stessi presupposti. La politica di qualche anno fa recitava: ‘Sono rette parallele che convergono’, ma credo che questa affermazione sia una violenza scientifica. Io credo che non si possa fare finta che non esistano esigenze di lavoro, di orari, di tempo per cui le famiglie debbano essere sostenute con dei luoghi adatti ad affidare i figli piccoli per alcune ore. Ci deve essere però una mediazione tra bene del bambino e del genitore, esigenze dell’infanzia e quelle degli adulti, perché la società di oggi, come di ieri, impone compromessi, impegni e distacchi. In questa società della fretta e della mancanza di garanzie lavorative questo problema concreto non debba essere trascurato ma neanche che lo scotto debba essere pagato solo dai bambini. Gli adulti hanno bisogno di andare veloci, o hanno creato un mondo in cui questa è la regola, ma per i piccoli non è lo stesso. Loro hanno bisogno di calma per nascere, separarsi e apprendere i distacchi. Affermo perciò di non far passare però la compensazione verso il basso (logistica, economica, sociale) che questa iniziativa rappresenta, per un valore o un progresso”.

Mums, voi che ne pensate?

 

Melissa Ceccon

Mamma di due, moglie di uno, giornalista e autrice del blog Mamma Che Ansia

Vive e lavora nella verdeggiante Brianza, sempre pronta a scrivere e raccontare le storie più interessanti per le mums.

Su Instagram il suo dietro le quinte tra vita zen e ironia.

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