La nostra school coach ci dà qualche utile consiglio "anti-noia" per far fare i compiti ai nostri bambini.

NOVEMBRE 2019 

Cosa pensano i bambini dei compiti in generale? Per saperlo, prova a chiederlo anche a tuo figlio: è probabile che ti descriva quest’attività così importante come qualcosa di noioso. I nostri piccoli riportano, molto spesso, che leggere dopo un po’ li stanca, quando devono approcciarsi a delle pagine di storia o di geografia non sanno da dove iniziare. Inoltre, che stiano fermi, concentrati su un’attività, è quanto di più utopistico ci possa essere! Come possiamo aiutarli a trovare la voglia di studiare con questi presupposti?

Alcuni aspettano che siano il papà, la mamma o un tutor a partire: non prendono mai l’iniziativa finché non arriva l’angelo salvatore a risolvergli le difficoltà! E così la zero voglia di studiare trova ancora una volta un forte alleato: siamo noi a sostenerla e a rinforzarla, tutte le volte in cui prendiamo in mano la situazione compiti con decisione, come se il problema fosse nostro. Ma…non lo è!

Se nostro figlio, dopo un pomeriggio passato a discutere, si presenta a scuola senza aver studiato né svolto gli esercizi, ci sentiamo in colpa: quante volte ti è successo di pensare che avresti dovuto fare di più? Che fare quell’ espressione matematica ti sarebbe costato una decina di minuti e vi sareste risparmiati una nota o un rimprovero? Dico “vi” perché è inevitabile: gli insuccessi di tuo figlio sono fonte di stress per entrambi, per te soprattutto.

 

Eppure, combattere contro i due principali nemici del pomeriggio, la noia e la rimandite, è davvero dura: ti senti disarmata, perché gli argomenti che i nostri avversari tirano puntualmente fuori sono inesauribili. Quante sono le giustificazioni al non fare! Mamma, lo faccio dopo o domani…o fallo tu!

Tuttavia, un po’ di ragione i nostri bambini qualche volta ce l’hanno: a chi piace stare seduti per ore a leggere, sottolineare, ripetere, a volte senza nessun risultato?

Quello su cui voglio aiutarti a riflettere con questo articolo, è che non esiste un solo modo di studiare o di fare i compiti! Le differenze comportamentali dei nostri piccoli nativi digitali, cresciuti con la diffusione delle nuove tecnologie informatiche e abituati ad avere la risposta con un click sono notevoli. Come può funzionare con loro il metodo che usavamo noi decenni fa? E poi, la voglia di studiare è come l’appetito, che viene mangiando: la si richiama facendo attività!

In questo articolo ti suggerisco degli strumenti utili, che io chiamo gli “anti-noia”, perché aiutano a modificare nei bambini la percezione che studiare sia statico e poco interessante.

Se insegniamo ai nostri figli che esistono delle attività dinamiche, semplici e veloci per attivare la concentrazione e stimolare l’ attenzione,  sicuramente l’approccio allo studio e ai compiti può essere più interessante e perché no? Anche divertente.

Partiamo dalla posizione

Pensare che i bambini possano stare seduti per più di 20-30 minuti e mantenere la concentrazione è un traguardo quasi mai raggiungibile, soprattutto con coloro che fanno sport o soffrono di disturbi d’apprendimento. In questi casi è molto utile avere in casa una lavagna sulla quale far svolgere degli esercizi di matematica, ad esempio, in modo da farli lavorare in piedi o appendere alle pareti delle mappe concettuali davanti alle quali passeggiare per ripassarle.

Anche la posizione sedia-scrivania dopo un po’ è scomoda: studiare sul divano a gambe incrociate ad esempio, su una poltrona o su un tappeto, piace molto ai bambini, perché la avvertono come un’interruzione del modulo scuola, fatto da sedia e banco.

 

 

La regola principale è quella di cambiare posizione o postazione ogni 30 minuti circa, facendo magari squillare una sveglia o un cronometro.

Parliamo adesso della lettura

Leggere per alcuni bambini, soprattutto per chi soffre di dislessia, ma anche per i cinestesici, che sono sempre in movimento è, il più delle volte, l’attività più noiosa per loro. Alcuni amano leggere a voce alta, quindi affrontano con semplicità l’ostacolo, mentre altri dopo un paragrafo iniziano a guardarsi attorno e si perdono! In questi casi, consiglio di utilizzare le tecniche di lettura veloce.

In che cosa consistono? Anziché focalizzarsi sulla parola singola, lettera dopo lettera, possiamo allenare i bambini a un modo di leggere “visivo” e non più “decifratorio”, abituandoli a cercare le informazioni che servono, con l’intuizione del testo. Per sviluppare questa abilità, che, se ci pensi, è la stessa che utilizziamo noi quando sfogliamo una rivista o leggiamo un articolo di giornale, sono molto utili gli esercizi della Erickson per potenziare la lettura visiva.

Si possono anche usare delle tabelle, come quella che trovi qui, per velocizzare la ricerca delle parole chiave.

 

Puoi creare ulteriori tabelle con tutte le parole che vuoi, l’importante è stimolare la ricerca e dare al bambino tempi brevissimi, per spronarlo a trovare i concetti. Si può partire con un tempo in secondi a scalare (prima 20 secondi, poi 10 e 5) per cercare la parola che gli indichi, oppure che sorteggia da un sacchetto. Questo tipo di strategia sarà molto utile nei brani di antologia, quando devono rispondere alle domande del testo, nelle prove INVALSI, ma anche per studiare storia e geografia, dove la ricerca dei concetti chiave è fondamentale.

Per i bambini sempre connessi

Come sappiamo, per alcuni bambini il fascino della tecnologia, degli schermi illuminati è davvero irresistibile e distoglierli dal tablet o dal pc non è sempre facile, soprattutto se è per intraprendere un’attività, ahimè, molto meno interattiva, quale quella dei compiti. In questi casi, consiglio di sfruttare questa situazione a nostro vantaggio, utilizzando la ricerca dei concetti chiave con google. Se, per esempio, nostro figlio deve studiare una dinastia di re, può essere molto divertente andare a cercare le facce dei sovrani con google immagini, selezionarle, incollarle su un foglio word e tagliarle, come fossero delle figurine. Dare un volto ai protagonisti della storia renderà la materia sicuramente più divertente e meno astratta. Anche per geografia possiamo suggerire al bambino di fare una ricerca fotografica dei luoghi e immaginare come sarebbe farci un viaggio. Chissà che caldo nel deserto del Sahara, quanto scotta la sabbia sotto ai piedi!

 

 

I libri scolastici in fondo al capitolo, hanno quasi sempre delle mappe riassuntive. Dotare quegli schemi di immagini attraverso la ricerca in rete consentirà ai bambini di rinforzare la loro memoria visiva e di dare concretezza a termini che, altrimenti rischiano di essere vuoti e troppo astratti.

Riassumendo

Il miglior modo per far accostare i tuoi figli ai compiti è affascinarli con delle tecniche dinamiche, come quelle che ti ho suggerito in questo articolo. Da questo punto di vista, l’utilizzo di un cronometro per accorciare i tempi e dei supporti tecnologici integrati ai cari vecchi libri possono essere indispensabili e fare la differenza nella percezione che il bambino avrà dell’attività.

 

Buono studio a tutte le mums!

 

Dott.ssa Veronica Leardini, school coach.

Dopo gli studi in PNL (programmazione neuro-linguistica) e sulle tecniche di memoria, apprendimento, lettura rapida, Veronica dà il via a un progetto, A scuola con a.m.o.r.e. per aiutare gli studenti di tutte le età ad affrontare le sfide scolastiche con successo. La sua mission è insegnare ai bambini e ai ragazzi un metodo di studio efficace, perché possano acquisire le giuste strategie e vivere con  gioia il percorso scolastico.

Sito internet: www.ascuolaconamore.it