Il tempo che trascorriamo con i figli è il dilemma di tutte le mamme. Secondo una ricerca trascorriamo appena 22 ore a settimana con la nostra famiglia. Un'esperta ci aiuta a capire come bilanciare al meglio le nostre giornate

 

3 MAGGIO 2018

Ci affanniamo, corriamo, torniamo a casa in tutta fretta dopo una giornata di lavoro. Facciamo di tutto per trascorrere quanto più tempo possibile con la nostra famiglia. Ma il risultato è amaro, almeno secondo una ricerca condotta da David Lloyd Clubs per indagare come gli italiani trascorrono il tempo libero: in media, le ore spese in famiglia dagli italiani ogni settimana non superano le 22,5 ore. Quasi la metà degli intervistati (il 48%) è convinto di non avere abbastanza tempo libero per poter fare tutto ciò che desidererebbe, mentre per il 41%, l’ostacolo sembrano essere le questioni economiche e per il 25%la stanchezza. 

IL TEMPO IN FAMIGLIA - Insomma, secondo lo studio la maggior parte del tempo, nella nostra vita, è dedicato al lavoro, e alla fine dei conti stiamo con la nostra famiglia meno di un giorno a settimana. E quando arriva finalmente quel momento per stare con i nostri cari e i nostri figli, anche se vorremmo fare tante cose, viaggiare, guardare luoghi nuovi, fare passeggiate, in realtà siamo talmente stanchi che la pigrizia prende il sopravvento. E così il 29% resta a casa, organizzando attività che coinvolgano tutti i membri, il 28% si piazza davanti alla TV, il 14% segue le iniziative organizzate mentre il 10% si rifugia nei centri commerciali.

 

 

Secondo il 65% dei genitori, i propri figli sono contenti del tempo trascorso con mamma e papà anche perché si decide tutti insieme il da farsi, mentre il 16% vorrebbe avere più tempo. Si dice che i genitori rinuncerebbero a tutto per i propri figli. Ma a cosa sono disposti a rinunciare per avere più tempo libero per loro? Il 46% farebbe a meno delle faccende di casa, il 42% di straordinari o incarichi lavorativi importanti lontani da casa, il 36% del divertimento con gli amici e solo un 19% rinuncerebbe allo sport.

POCO TEMPO ANCHE NEL WEEKEND - D’altra parte non si tratta della prima ricerca che ci fa capire come i ritmi della nostra vita si siano completamente capovolti rispetto al passato. Secondo un sondaggio britannico condotto da "Highland Spring", i genitori trovano sempre più difficile ritagliarsi dei momenti da passare insieme ai figli. Il risultato è che la famiglia trascorre in compagnia 34 minuti al giorno. Nel weekend, quando il lavoro e gli impegni rallentano, le cose non cambiano e il tempo trascorso insieme aumenta di poco: un'ora e 37 minuti, in totale. Otto su dieci mamme e papà intervistati danno la colpa agli orari di lavoro stressanti, che li rendono esausti al loro ritorno a casa.

STANCHI E SENZA ENERGIE, RESTIAMO IN SILENZIO - Una volta aperta la porta basterebbe, dunque, trovare l'energia giusta per mettersi a giocare con i piccoli. Ma spesso la voglia scarseggia, così si preferisce fare altro: il 60% dei genitori ha ammesso di passare la maggior parte del tempo in compagnia dei figli in silenzio davanti alla televisione, al cinema o assorbiti da computer e smartphones. Sarebbero, poi, proprio quest'ultimi ad aprire vere e proprie dispute in casa: mamma e papà vietano di usarli ai loro bambini, ma spesso sono i primi ad esserne dipendenti. Andrea McQuaid, direttrice del brand Highland Spring e promotrice del sondaggio, ha spiegato che la ricerca mette in luce quanto le persone siano "troppo occupate" oggi per dedicarsi alle cose che davvero contano: "Un terzo delle persone intervistate ci ha raccontato che, nonostante le buone intenzioni, sono semplicemente troppo stanche per portare i bambini dove vorrebbero andare".

 

 

UN PARADOSSO - Trascorriamo, così, pochissimo tempo con le persone che contano. Sarà pur vero che il lavoro gratifica l’uomo, ma siamo vicini al paradosso “E’ così - spiega Giusy Rosamondo, psicologa e psicoterapeuta della famiglia. Anche perché partiamo dal presupposto che quella famiglia l’abbiamo scelta e voluta, quindi è decisamente un paradosso l’idea di non poterla vivere appieno. Non parliamo solo di figli, che sicuramente hanno bisogno di tempo da condividere con i genitori per poter avere gli strumenti per affrontare il mondo, ma anche il partner ha bisogno di attenzioni e tempo, che non deve essere solo quello rimanente. Certo si investe molto nel lavoro o per bisogno di realizzazione personale o, sempre più spesso, per necessità. Infatti il mondo lavorativo è diventato talmente instabile da portare a sacrificare il tempo per la famiglia pur di mantenere il lavoro. Scelte obbligate con cui le famiglie di oggi devono fare i conti”.

 

PARLA L’ESPERTA - Giusy Rosamondo, psicologa e psicoterapeuta della famiglia.


Manca il tempo, per fare tutto: stare con i figli, rilassarsi con i propri cari, viaggiare. Quanto incide tutto questo a livello psicologico?
Purtroppo i ritmi odierni sono talmente frenetici che abbiamo sempre l’impressione di non riuscire a fare tutto quello che vorremmo. Secondo il sociologo Zygmunt Bauman viviamo in una Società Liquida, in cui rincorriamo un tempo scandito dal consumo: subiamo un contesto che ci porta a dover fare più di quello che possiamo, per raggiungere standard che non sempre rispettano i nostri bisogni reali. La famiglia richiede un tempo che non si può delegare ad altri e che necessita della dovuta attenzione. Vogliamo fare troppo e rischiamo di strafare, con il risultato di fare tutto male e soprattutto sempre con questo senso di frustrazione legato a ciò che non riusciamo a portare a termine. A livello psicologico, questa frustrazione ci fa vivere male perché lascia in noi sempre qualcosa di incompiuto e alimenta l’ansia, che è il male tipico dei nostri giorni.

Siamo lontani da una buona qualità della vita, secondo lei?
Direi di sì, perché il tempo dovrebbe essere equamente suddiviso tra lavoro e vita privata. Soprattutto i figli richiedono tempo da utilizzare nel quotidiano, affinché i genitori siano compagni e guida dei cambiamenti evolutivi che compiono. La balla del tempo da passare con i figli, che debba essere di qualità o favore della quantità, va sfatata: i bambini imparano dalle routine quotidiane. Dal conforto che ricevono nei momenti di paura, dal sostegno dopo una caduta, dal cambio di pannolino e bagnetto fatto ogni giorno, dalla spiegazione che arriva dopo un dubbio e così dicendo. Tutto nel momento presente, in cui le situazioni vengono vissute. Tutto ciò non si può vivere in differita. Non a caso aumentano sempre di più i disagi dei bambini che non trovano nei genitori quella costante codifica del mondo esterno. Devono fare da soli e crescono con l’ansia di separazione da genitori poco presenti. Quell’ansia originaria può essere la matrice di difficoltà che si possono strutturare in futuro. Quindi quando mi parla di qualità della vita, direi che dobbiamo prima tenere in considerazione i più piccoli, quelli più fragili, a cui non stiamo offrendo una qualità della vita molto alta. Per poi passare a quella dei grandi che viene vissuta come una corsa in Formula1.

Che cosa potremmo fare per invertire questa brutta tendenza?
Dovremmo prima di tutto individuare una scala di priorità a cui far fronte e non rimanere in balìa degli eventi. Essere noi gli artefici della nostra vita, cercando di sedare quel senso di frustrazione che deriva dal non riuscire a fare tutto quello che vorremmo, ma scegliere di portare avanti obiettivi sostenibili, partendo soprattutto dalla famiglia. E io direi anche da noi stessi, dato che non sarebbe male ricordarci che il primo rispetto lo dobbiamo a noi stessi e che se non stiamo bene noi, non riusciamo a dare quello che dovremmo agli altri. Quindi un po’ di spazio personale direi che va sempre ritagliato, per il bene nostro e di chi ci sta accanto.

 

Benedetta Sangirardi