Le ricerche lo confermano: il 60% delle donne afferma di avere un rapporto ostile con la mamma del marito. E le cose si complicano parecchio quando nasce un figlio. Che fare? Ce lo spiega l'esperta

 

13 NOVEMBRE 2018

Alzi la mano chi non ha mai avuto problemi con la suocera. Una ricerca del periodico britannico Observer, condotta per più di 20 anni, dice che oltre il 60% delle donne afferma di avere un rapporto ostile con la propria suocera, mentre il 55% di queste ultime si sente esclusa o in imbarazzo in presenza della nuora. Se su Google si digita “odio mia suocera”, vengono fuori oltre 85mila risultati. Lo studio inglese (e nessun altro), non si occupa invece dell’eventuale conflitto tra genero e suocero. Nemmeno un libro sul caso, niente di niente. Tutto pacifico, a parte qualche caso di cronaca o di litigio isolato. Tra i maschietti di casa non c’è alcuna competizione. Le “vipere”, semmai, sono le donne.

UN LEGAME ACQUISITO - Prove su prove esistono su come il complesso rapporto tra nuore e suocere non sia solo una barzelletta, ma una difficile realtà. La mamma del marito è un’entità che, a un certo punto della vita, entra a far parte della famiglia, mentre noi entriamo a far parte della sua, pur non condividendo alcun legame di sangue o sentimentale. È un tipo di legame, come dire, acquisito. E da cui scaturisce un conflitto, storicamente noto, che si inasprisce dopo il matrimonio:Il conflitto suocera-nuora esiste da sempre - ci spiega la psicoterapeuta Maria Grazia Lentini - perché spesso per una donna è difficile recidere realmente il cordone ombelicale che la lega ai figli. In questi casi il rapporto d'amore fatto di accudimento e di attenzione, guida e supervisione, si trasforma in sostituzione, anticipazione ed impossibilità allo svincolo. In un quadro simile è difficile immaginare che si possa "passare" ad un'altra donna tale oggetto di amore assoluto. È evidente che poi, quando la relazione si trasforma in matrimonio, e con la nascita dei figli la coppia diventa "famiglia", il distacco viene vissuto drammaticamente”.

 

 

LA MAMMA NON SI TOCCA - Insomma le suocere, croce e delizia delle nuore, che siano presenti o defilate, la loro immagine aleggia sulle coppie di tutto il mondo, sia formate da poco che ben rodate. La mamma, per un uomo, è una sorta di totem intoccabile che fa tutto in maniera perfetta, non sbaglia mai, ha sempre ragione, anche a scapito della moglie o compagna. Queste sono generalizzazioni, certo, ma la maggioranza delle nuore sa quanto sia difficile avere a che fare con una suocera che, agli occhi di un figlio, appare inarrivabile e perfetta. Sono davvero pochi gli uomini che invitano le mamme a fare un passo indietro e a lasciare alla sua compagna lo spazio di agire nel modo che ritiene corretto. L’uomo, va detto, si trova in una situazione conflittuale perché è come dentro a un “sandwich”: da una parte la madre e dall’altra la moglie. La madre rimprovera al figlio di non dedicarle più tempo come una volta, di trascurarla, mentre la moglie gli chiede di prendere una posizione, di schierarsi con lei contro la madre. Entrambe ne reclamano l’affetto e le attenzioni, entrambe vorrebbero che lui scegliesse l’amore di una o dell’altra.

E SE CI SONO I NIPOTI? - Ma il peggio, se già il rapporto tra le donne di casa è a rischio, arriva quando nasce un figlio. Lo stadio di fredda cordialità si può trasformare in una guerra senza precedenti. È nato il primo nipote, e la mamma del marito ora vuole fare anche la nonna a tutti i costi. Spesso accade che la neo-nonna trasferisca sul nipotino la stessa mania di possesso che ha/aveva col figlio, ma moltiplicata per mille. Finalmente ha un “valido motivo” per invadere la vostra vita senza ritegno, dato che lei è la nonna e quindi “ha diritto”. Piccole-grandi invadenze che la nuora sopporta sempre meno. Specie quando la suocera inizia a mettere becco in decisioni che dovrebbero essere solo dei genitori (ma non secondo lei) come mandarlo o meno all’asilo nido, e persino come allattarlo o quale pediatra scegliere. Una lotta tutta al femminile, appunto, perché gli uomini difficilmente entreranno nella questione. Avete mai visto un genero e un suocero che litigano per il biberon, i pannolini o per quante volte deve mangiare il bebè?

CHE FARE - Come in ogni cosa, le soluzioni di buon senso ci sono. Anche perché, lo sappiamo tutte, il legame esiste e non si può interrompere. Dunque tanto vale cercare una pacifica convivenza. Ogni situazione è a sé e, senza dubbio, i rispettivi caratteri influiscono molto sul risultato finale. Il rispetto, da entrambi i lati, è sempre dovuto ed è molto importante trovare un giusto equilibrio tra inclusione e distanza perché se è vero che “la famiglia allargata” non funziona quasi mai ma nemmeno quella che recide nettamente le proprie radici ha vita lunga. Da nuora, è importante far sentire la propria suocera utile ma senza rischiare di cadere nella trappola della dipendenza. È anche essenziale non ostacolare il rapporto tra mamma e figlio e, dunque, incoraggiare il proprio marito a dedicare del tempo esclusivo alla propria mamma, potrebbe essere un’ottima strategia. Da suocera, è doveroso ricordare che il proprio figlio è cresciuto e che la famiglia che si è costruito e a cui lei è, naturalmente, molto legata, è solo sua. L’unico modo di sentirsi parte di quella famiglia è quello di bussare e chiedere, semmai: ”Avete bisogno?” Bisogno di un aiuto, di un supporto di un sostegno, come e quando lo desiderano. Oppure, di bussare e dire “Ho bisogno di aiuto”. La cosa più utile da fare, tra nuore e suocere, comunque, è quella di mettersi nei panni altrui, ripensando al passato o catapultandosi nel futuro.

 

 

L’INTERVISTA ALL'ESPERTA - Maria Grazia Lentini, psicoterapeuta

Invasione di campo della suocera da un lato, gelosia della nuora dall'altro. Una ricetta micidiale a cui sembra non esserci rimedio.
In questi casi di difficile relazione, il circolo vizioso invasione di campo/gelosia sembra essere alimentato dal bisogno di possesso del figlio-marito da parte di entrambe le contendenti. La madre spesso non riesce a comprendere quali siano i confini entro i quali si dovrebbe muovere, e la moglie, sulla difensiva, sovente erige quei confini più alti e più ampi. Di fatto, in questa danza di ruoli e competenze spesso si gioca la mancata accettazione della nuora come nuovo oggetto d'amore per il figlio e l'incapacità di amarla e di accettarne le peculiarità. La variabile fondamentale per limitare tale conflitto e per costruire una relazione sana fra le donne coinvolte è la posizione assunta dal figlio-marito. Quanto più sarà capace di rassicurare madre e moglie del suo amore, quanto più mostrerà con fermezza e dolcezza il cambiamento della relazione filiale e la sua posizione nella nuova famiglia, tanto più le relazioni saranno fluide ed i ruoli sempre più chiari e definiti. Generalmente con il tempo le difficoltà si affievoliscono, le tensioni si allentano ed i ruoli si chiariscono.

Ma dove può portare questa “guerra”?
Devo ammettere che nella mia pratica professionale la maggior parte delle volte l'impossibilità dello svincolo dalle famiglie di origine e l'invadenza dei genitori di entrambi, hanno determinato gravi casi di crisi coniugale. Ho visto tanti matrimoni finire per l'ingerenza delle famiglie d'origine, ma anche tanti altri riuscire a risolvere i problemi con intelligenza e grande lavoro di equilibrismo.

Consigli spiccioli per un rapporto pacifico
Dare consigli generalmente non è facile. Gioco di squadra, sopportazione, rispetto e paletti. Tutto fatto in coppia, però.

Ma perché suocero e genero non hanno invece alcun problema? Semplicemente perché sono uomini?
Non generalizzerei. Certamente le modalità con cui si può giocare il conflitto fra le parti in questo caso assume caratteristiche diverse. Gli uomini sono spesso meno istintivi, manifestano meno le loro emozioni e gestiscono le conflittualità in modo silente. Il rapporto madre-figlio è più viscerale, fisico, quando si parla di "attaccamento" ci si riferisce sempre alla figura materna. Ricordiamo che si parla sì di complesso di Elettra, ma è quello di Edipo a farla da padrone.

 

Benedetta Sangirardi