Il malcostume viene ereditato dai nostri figli. Vizi, cattive abitudini, urla e litigi tra le mura domestiche. Ma anche fumare in presenza dei figli. Tutto, ma proprio tutto, viene recepito

 

22 MAGGIO 2018

Vizi, cattive abitudini, urla e litigi tra le mura domestiche. Ma anche fumare in presenza dei figli. Tutto, ma proprio tutto, viene recepito dai nostri bambini e ragazzi. Il malcostume dei genitori può essere ereditato? La risposta è sì, senza alcun dubbio. Lo avevano detto circa tre anni fa i ricercatori dell'Università di Adelaide sulla rivista Science, affermando che fumare, bere alcol oppure mangiare eccessivamente non sono comportamenti che possono essere soltanto appresi, ma sono tratti che possono essere ereditati con il Dna. Ora, a dare conferma di questa teoria, arriva una nuova ricerca britannica, che spiega con esattezza come l’esempio degli adulti dà i suoi risultati nel tempo, e alla lunga diventa inesorabile. Non solo quando le dimostrazioni che diamo ai nostri figli sono positive, ma anche e soprattutto quando gli esempi sono cattivi. Insomma, i genitori devono sapere che per appiccicare ai ragazzi un vizio ci vuole un attimo e condizionerà per sempre la sua vita e a volte la sua salute.

 

 

Le ricerche a confronto - Secondo i ricercatori australiani, con il Dna non si trasmettono solo tratti somatici e altre caratteristiche, ma le alterazioni accumulate nella vita dei genitori precedentemente al concepimento possono passare alla prole. “La realtà è che un figlio non comincia dal nulla: porta già con sé il retaggio dello stile di vita dei genitori che può modellare lo sviluppo del feto e del neonato”, aveva spiegato Sarah Robertson. Pochi mesi fa i ricercatori britannici dell’università di Leeds hanno confermato e approfondito questa tesi, nella loro ultima ricerca che ha coinvolto un campione di 21 mila persone spalmate su ben 13 nazioni. L’incidenza del cattivo esempio oscilla non poco, andando da un 31 per cento a un 78 per cento, con una media di incidenza della metà esatta dei comportamenti.

Le diverse realtà - Per esempio nella Repubblica Ceca, in Germania, in Spagna, in Francia e in Austria la capacità dei genitori di attaccare alla prole le cattive abitudini incide in percentuali vicino al 70 per cento (chi più chi meno). In Belgio, Olanda e Svizzera siamo invece intorno a un 41 per cento. E poi c’è la Svezia, dove per ragioni misteriose mamma e papà non attaccano quasi mai il vizio del fumo ai figlioli. Potrebbe essere perché i giovanissimi subiscono condizionamenti talmente forti da altre fonti rispetto al fumo da annullare l’effetto dell’esempio genitoriale. In realtà il modello svedese di prevenzione al tabagismo è notoriamente un modello di successo e la Svezia è il paese europeo con la più bassa prevalenza di fumatori giornalieri nella popolazione adulta, nonché il primo ad aver tagliato il traguardo dell’under -20%, raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.     

 

 

I fattori ambientali - I ricercatori hanno inoltre studiato nel dettaglio l’epigenetica, ossia il modello che spiega come i fattori ambientali abbiano una profonda influenza sul comportamento dei geni. Possono modificare l'espressione di alcuni geni e queste alterazioni, secondo i ricercatori, possono passare ai figli. “Abbiamo le prove - spiegano gli studiosi - che spermatozoi e ovuli oltre ai geni, trasmettano le memorie genetiche delle cattive abitudini, come bere, fumare, mangiare male o in maniera sregolata, anche se queste risalgono a diverso tempo prima”. Dipendenza dal fumo o dall’alcol, ma anche vita sedentaria e cattiva alimentazione, rientrano così nel novero di quel che gli esperti chiamano “stile di vita” e che pare sia sempre più importante nel determinare la salute e l’aspettativa di vita al di là dei geni, che a volte sembrerebbero già aver deciso i nostri destini e invece non è così.

L’età in cui si trasmettono gli errori - Occhio, infine, a cercare di capire a quale età in cui i nostri difetti vengono maggiormente recepiti dai nostri bambini. Se per esempio un ragazzino vede il papà fumare intorno ai 12 anni, età spartiacque tra la pubertà e l’adolescenza, la probabilità che diventi fumatore è quasi doppia, secondo i ricercatori. In generale una madre fumatrice influenza tantissimo le future scelte della figlia e molto meno quelle del figlio (questo perché si tende a identificarsi con il genitore dello stesso sesso). Inoltre pare che i rischi di diventare fumatori aumentino se il padre svolge un lavoro manuale o se si è vissuta un’infanzia in condizioni di povertà.

Parola all'esperta - Ma in realtà, come ci spiega la psicologa Francesca Cenci, “gli errori vengono recepiti sempre, ma con una consapevolezza diversa a seconda dell'età che hanno. Nell'età della pubertà sicuramente i ragazzini sono più consci di quello che accade attorno a loro ed è il periodo in cui iniziano anche a elaborare dei concetti indipendentemente dai genitori, motivo per cui se sbagliamo qualcosa non ce lo perdonano. E soprattutto di fronte a un nostro errore con buone probabilità si allontanano da noi o cambia la considerazione che hanno di noi. In altre parole, li stiamo deludendo e potrebbe anche essere motivo poi di una ribellione”.

 

Benedetta Sangirardi