Arrabbiarsi è totalmente inutile, così come minacciarlo. Il vero segreto è la comprensione, l'ascolto e l'immedesimazione. Così il bambino smetterà di strillare

20 GIUGNO 2018


Strillano, scalciano, si buttano per terra, sbattono la testa per terra, tirano pugni e pizzicotti. E possono andare avanti anche per 20 minuti, a volte un’ora. Gli scatti d'ira dei bambini, o meglio i capricci, rappresentano per gli adulti comportamenti spesso difficili da capire e ancora di più da gestire. La pazienza si perde, e troppe volte ci si fa prendere dal panico e dall'ansia.

Secondo la pediatra e psicologa Claudia M. Gold, che in questi anni ha lavorato con moltissime famiglie, il segreto per risolvere ogni capriccio dei bambini è l’empatia. L’esperta ha sviluppato un metodo innovativo per aiutare i genitori a gestire le situazioni problematiche. Gold nel suo libro "I pensieri segreti dei bambini" (Sperling & Kupfer) non detta regole, piuttosto suggerisce un atteggiamento che mamma e papà devono adottare per stare vicino a un bambino. Il senso di tutto, per andare al sodo, è la comprensione del piccolo, il quale sentendosi capito, impara così a riconoscere le proprie emozioni e piano piano, crescendo, riesce a gestirle.

 

 

Ma la soluzione, detta così, appare sin troppo semplice. Perché in realtà la situazioni in cui i genitori si trovano, tra urla calci e pianti sena fine, sono diventano una strada in salita sempre più ripida. 

CERCHIAMO DI ENTRARE NEL LORO MONDO - A volte è difficile capire bene cosa abbia scatenato il capriccio, a volte non c'è una spiegazione razionale. Il bambino ha bisogno di sentirsi compreso. Se verbalizzo quello che vedo in lui, se gli dico quali emozioni vedo mentre esplode, lui si sente capito e l'emozione prende significato, non lo spaventa più, non lo domina, la capisce e magari prova ad esprimerla. Facciamo un esempio pratico, per capire come comportarci: se quando devo metterlo sul seggiolino della macchina scoppia a piangere piantando i piedi gli dico ‘oggi non hai voglia vero di salire in macchina?’. Il bambino di solito si calma e annuisce perché si sente capito. A questo punto gli dico che lo capisco, anche noi avremmo voluto rimanere al parco a giocare, ma è ora di cena e bisogna andare a casa a preparare da mangiare.

Chiaramente il tutto comporta l’avere molta, molta pazienza, anche quando il tempo non c’è, anche quando si va di fretta e bisogna andare a scuola, al lavoro, a fare la spesa. Ma, come spiegano gli esperti, se penso che il bambino è come una persona che deve imparare a guidare e non conosce come reagisce in curva una macchina, avrà bisogno di qualcuno che gli spieghi come funziona.

 

 

NON CERCARE SOLUZIONI ALTERNATIVE, MA PARLARE - Tante mamme, poi, non si capacitano del fatto che il proprio figlio con quando è con la tata è perfetto, educato, non piange, mai un capriccio. Appena arriva la mamma, invece si trasforma e iniziano i capricci e le proteste per qualsiasi cosa: pappa, nanna, mettere il pigiama, lavarsi. Perché lo fa? Perché la mamma è l'istruttirece e non è la tata. E’ dal genitore che vuole sapere come funzionano le cose, quali sono le regole, per cosa è giusto disperarsi e per cosa no. La cosa che danneggia il bambino è avere un adulto che non gli spiega come funzionano le cose ma tenta di distrarlo con altre attività o gli mente evitando la spiegazione adeguata per non sentirlo piangere e disperarsi oppure lo accontenta pur di farlo tacere rapidamente. Cerca soluzioni auto consolatorie ma non ha raggiunto il bisogno di contenimento che ha manifestato.

Il CONTATTO FISICO – Molti genitori, poi, non sanno quanto nel momento di massima espressione del capriccio, sia fondamentale il contatto fisico, così come parlare a bassa voce con il bambino. Un abbraccio, una carezza, essendo più primitivo, velocizza la durata della crisi facendo sentire il bambino contenuto. L'esperienza positiva di sentirsi contenuto dall'adulto viene pian piano interiorizzata e gli permetterà da adulto di affrontare conflitti, stress e criticità senza ansia e senza difficoltà. Inoltre il tempo che dedichiamo al nostro bambino da piccolo per affrontare correttamente queste difficoltà lo farà sentire amato e di valore. Gli stiamo dicendo che è permesso manifestare quello che provo, magari migliorando con il tempo le modalità.

 

 

L’ETA’ PIU’ DIFFICILE - Ci sono però momenti fondamentali della vita, il primo tra i 18 mesi e i tre anni, in cui il bambino inizia a percepirsi come un essere vivente separato dalla madre e quindi inizia a manifestare gusti personali e desideri precisi, soprattutto verso l'autonomia. La tappa successiva in cui ciò accadrà e l'adolescenza. Quindi se il mio bambino nel bel mezzo della coda per prendere l'aereo si butta a terra urlando non fa nulla di strano se è sotto i tre anni, ha bisogno di questa fase per iniziare a dire cosa pensa. Bloccarla con ricatti, sculacciate o punizioni non aiuta il bambino a superarla velocemente, anzi lo fa sentire sbagliato. Ma ricordiamoci che non ha gli strumenti per comprendere in cosa abbia sbagliato e come potrà fare la prossima volta. Ecco perché il segreto è aiutarlo a trovare una strada più adattiva, meno faticosa, in cui il bambino riesca a manifestare ciò che prova e pensa in maniera più evoluta e cioè attraverso la verbalizzazione. Ma questo è un percorso da compiere insieme.

 

Benedetta Sangirardi