Scopriamo con Claudia Souza l'importanza di comunicare in inglese ai piccoli allievi.

29 APRILE 2016

Scopriamo Mother Goose, un progetto di laboratori in inglese per le Scuole Materne di Milano,  finalizzato a bambini di età 3-6 anni attraverso le parole della sua ideatrice: Claudia Souza (Psicolinguista, Psicopedagogista, Scrittrice tradotta in diverse lingue e Insegnante certificata di Inglese per bambini).

Tale progetto è gia in atto presso Bright Academy, ove insegna Claudia. Questi corsi sono diretti non solo ai giovani allievi, ma anche a centri e scuole, attraverso la formazione diretta degli insegnanti.

 

Come e quando è iniziata la tua collaborazione con il Nido Bright a Milano?

Sono arrivata qui due anni fa per tenere un corso di inglese ai bambini una volta alla settimana. Il nido aveva da poco cambiato gestione e quella precedente non prevedeva l’insegnamento di una lingua straniera. La responsabile ed io abbiamo quindi deciso di partire gradualmente, con 1 ora alla settimana, per vedere come le famiglie avrebbero reagito di fronte alla novità, mettendo in conto un po’di diffidenza iniziale. Una volta che ci siamo rese conto che i bambini erano ricettivi e che il corso piaceva, abbiamo deciso di intensificarlo, anche per renderlo più efficace, e da Settembre scorso si parla inglese tutti i giorni tutto il giorno.

 

Qual è il tuo approccio educativo con i bambini?

Il mio non è un corso d’inglese vero e proprio, in cui si impone la lingua e la cultura anglosassone, è piuttosto comunicare con i bambini in inglese trasmettendogli la cultura ludica legata a quell’idioma. 

La lingua non è un elemento sterile e isolato e io porto con me la cultura legata ad essa. I bambini mi conoscono come ‘quella che parla un’altra lingua’ e io mi definisco una rappresentante della lingua inglese. 

Avendo a che fare con i bambini, il mio approccio doveva necessariamente essere ludico: io gioco con loro in inglese, adeguando il gioco a bambini di età diverse in base ai gruppi in cui essi sono suddivisi all’asilo. Accompagno spesso le mie attività con la musica, con i suoni di strumenti rudimentali. Miro a creare empatia coi bambini, a fargli prendere confidenza con i suoni di una lingua nuova, suscitando la loro curiosità. Voglio che associno la lingua con la quale gli parlo e con cui gioco con loro a qualcosa che li fa stare bene e li rassicura. Con i bambini dai 6 mesi a 1 anno gioco utilizzando oggetti semplici e canto ninnenanne e filastrocche. Con i più grandi (2-3 anni) ho un progetto più strutturato: ogni settimana lavoro con un’area della cultura ludica. La letteratura è il mio filo conduttore: essendo io anche una scrittrice di libri per bambini, narrare storie mi viene naturale. Per avere l’attenzione dai bimbi mi aiuto con giochi che siano semplici da imparare e giocattoli tradizionali che magari a casa posseggono in gran quantità ma senza avere interazione con nessuno di essi. Io arrivo da loro, in genere il venerdì, con una scatola che chiamo mistery box da cui tiro fuori trottole, palle, carillon, cercando di creare un legame tra i bambini e il giocattolo.  Spesso mi inserisco nel processo educativo delle maestre adattando alla lingua inglese le filastrocche, i giochi o i racconti che esse trasmettono in italiano. C’è un grande scambio e una grande interazione: le culture sono permeabili, comunicanti. 

 

 

Hai un orario fisso durante la settimana?

No, affianco le educatrici in maniera flessibile, non abbiamo una rigida suddivisione degli orari. Tendenzialmente dalle 9 alle 10.30 mi dedico al gruppo dei più grandi, con cui per esempio ora stiamo lavorando sulle canzoni dei Beatles. Alcuni bambini cantano già a memoria un bel pezzo della canzone Yellow Submarine. Io spiego loro cos’è un sottomarino, gli racconto, come fosse una favola, del ‘signore che andava per mare’.

Verso le 11 vado dai lattanti e poi concludo la mattinata col gruppo dei bambini di 1 anno. La mia routine è più o meno questa ma se un gruppo, in un determinato periodo, sta portando avanti un progetto in cui io posso inserirmi in maniera efficace con l’inglese, lo faccio. 

 

Che risultati avete avuto finora nei bambini?

Io sono impressionata prima di tutto dal fatto che dopo neanche 1 anno di lavoro insieme, i bambini dimostrano già di capire tutto quello che io dico. Alcuni mi rispondono addirittura con frasi complete. Ma la cosa per me più gratificante è vederli entusiasti, partecipi, desiderosi di imparare. I genitori mi raccontano che spesso a casa ripetono le parole e i concetti nuovi imparati all’asilo e li collocano con senso logico nei loro discorsi e nei loro ragionamenti, spontaneamente. E poi la loro pronuncia è corretta, e questa è una cosa su cui lavoro molto.

 

 

Che formazione hai?

Sono una psicologa dello sviluppo e dell’educazione e ho un master in linguistica e in educazione artistica. Cerco di unire tutte queste competenze e veicolarle nella mia attività di rappresentante linguistica. 

 

Come sei diventata scrittrice di libri per bambini? 

Tutto è cominciato qua in Italia, dove sono arrivata nel 2006. Sono sempre stata abituata a stare in mezzo ai bambini e ho sempre pensato che il dialogo con essi avviene anche attraverso un discorso narrativo: devi raccontare storie perché loro ti ascoltino e ti seguano. Nel mio periodo di assestamento in Italia, non avendo bambini a cui raccontare le mie storie, ho cominciato a scrivere, in inglese e in portoghese, la mia lingua d’origine. Alla Fiera del libro per ragazzi, a  Bologna, ho incontrato un editore che mi ha permesso di pubblicare, nel 2009, il mio primo libro. Oggi faccio parte del consiglio direttivo dell’Associazione Italiana Scrittori Per Ragazzi ICWA e assieme a grandi scrittori per l’infanzia come Roberto Piumini, Manuela Salvi, Sofia Gallo, Pino Pace, anch’essi membri dell’associazione, lavoro per promuovere tra i ragazzi la lettura. E’ un’esperienza molto gratificante. 

 

Progetti nuovi in cantiere?

Mi piacerebbe aprire un centro di cultura per bambini, simile a quello che ho creato in Brasile prima di partire. Non era una scuola ma un posto, immerso nella natura, dove i bambini andavano a giocare e dove, nel corso della settimana, frequentavano diversi laboratori ludici e creativi. I bambini potevano restare lì a seconda delle necessità dei genitori, senza dover rispettare un orario predefinito. Assieme alla responsabile del nido Bright sto cercando uno spazio idoneo al progetto: luminoso, con un’area dove poter stare all’aria aperta. Il centro sarebbe gestito da personale bilingue.

A cura di Mariangela Monti di Moms About Town

 

Per avere più dettagli circa il progetto di laboratori in inglese Mother Goose contattare:  

Bright Academy | Via Moroni, 4 Milano | Tel: 02.89.75.49.22 | Email: segreteria@brightacademy.eu | www.brightacademy.eu