Una mamma di Trieste ha cambiato radicalmente la sua vita dopo aver incontrato un mostro ...

 

NOVEMBRE 2019

Le mamme si sa, per i propri figli, sono capaci di tutto. Anche stare faccia a faccia con un mostro. E, più o meno, questo è quello che ha fatto Roberta, una super mamma di Trieste. Anzi, lei i mostri li crea addirittura. Tutto è iniziato per caso, in un momento buio della sua vita e quella del suo bambino: un mostriciattolo di pezza fatto così, senza pensarci troppo su, per aiutare il suo ometto a superare le sue paure e la perdita della nonna. Mostro113 Numero Uno, questo il suo nome: un pupazzo  che, in qualche modo, ha cambiato le loro vite per sempre. Sicuramente quella di mamma Roberta.

Noi, appena abbiamo visto il suo laboratorio e tutti i suoi mostri  …. ce ne siamo follemente innamorate! Ma quello che ci ha veramente colpite è la storia di Roberta e quella delle sue creazioni che, sono tutto fuorché mostruose: mostri bellissimi, fatti a mano, e che aiutano i piccoli (ma anche gli adulti!) a superare paure, blocchi, ansie, stress …a scoprire il meraviglioso mondo delle emozioni. Insomma, se nella fantasia dei più piccoli i mostri sono creature cattive e paurose, è arrivato il momento di fargli cambiare idea.

Lo sappiamo che siete curiose, quindi ok. Correte a conoscere Mostri113 ma tornate subito a leggere l'intervista che abbiamo fatto a Roberta perché.... fidatevi: c'è una sorpresa per voi!

 

 

L'INTERVISTA

Tutto nasce da una perita. La mamma per te, la nonna per il tuo bimbo. Così è nato Mostro 113, Numero Uno. Come vi ha aiutato questo pupazzo a superare un momento così difficile?

Centotredici è stato per noi un ponte: Sebastiano aveva bisogno di esternare il suo dolore e poteva farlo solo utilizzando il suo linguaggio. Aveva tre anni, io consideravo già una grande conquista il fatto che piangesse liberamente per la perdita della nonna, ma evidentemente oltre alla tristezza provava altre emozioni, a cui non riusciva a dare un nome. Raccontandomi le vicende del suo mostro immaginario, mi raccontava di sè, di ciò che provava e di quello che lo spaventava. Dall’altra parte c’ero io, isolata nel mio dolore, per paura di trasmetterlo a lui, di non farlo sentire adeguatamente sostenuto nel suo. Quel mostriciattolo ci ha permesso di raccontarci l’uno l’altro nella tristezza della perdita, richiamando alla nostra memoria la bellezza del ricordo di quell’amore che ci era venuto a mancare. Ci siamo dati il permesso di essere tristi e di consolarci a vicenda. Attraverso quel mostriciattolo abbiamo aperto un nuovo canale di comunicazione, più onesto e accogliente. E piano piano abbiamo lasciato andare il dolore.

 

Dal Numero Uno, poi, ne sono nati molti altri. Grazie alle storie di tanti bambini. Insomma, da un oggetto fatto quasi per gioco, ne è nata una vera e propria attività. Come è cambiata la tua vita da quando ci sono i Mostri?

La mia vita è cambiata radicalmente. In un certo senso potrei dire che si è compiuto, in buona parte, il mio destino. Non è solo cambiato il mio mestiere, permettendomi di lasciar andare un lavoro che, seppur potesse piacermi, non mi rendeva più felice; è cambiato proprio il mio modo di lavorare, la mia visione sul modo di mantenere me stessa e il mio bambino. Fin da piccola ho avuto la chiara conbsapevolezza che avrei fatto qualcosa di davvero rivoluzionario. Mai avrei immaginato di fare la “mostriciattolaia”, questo è certo, ma non posso negare che questo mestiere sia un’ottima occasione per dar voce ai miei talenti. La capacità di sentire e comprendere ciò che l’altro prova, il senso dell’estetica e la manualità incontrano le competenze che ho raccolto e coltivato attraverso gli studi, i mestieri, i viaggi e le esperienze fatte in quarant’anni di vita.

 

 

Sono tantissimi i Mostri che hai creato da quando hai avviato la tua realtà artigianale: a parte il primo, che ha dato vita a tutto, ce ne è uno a cui sei particolarmente legata?

E’ molto difficile scegliere un mostro soltanto. Io ho il mio personale Mangiapaure: Popeye. Lui è un Mangiabua, scelto per caso, a dire il vero, tra i mostriciattoli che avevo già pronti nel mio LaboNegozio. L’ho scelto perchè mi piaceva, ma poi ho scoperto, come del resto accade a chi adotta i miei Mostri113, che portava i segni dei miei dolori. Lui li indossa sotto forma di cicatrici e cerotti, esattamente nei punti dove io ho subito interventi e rotture. E poi è un Mangiabua: mangia i dolori, anche quelli dell’anima. Se la perdita di una madre non può essere definito dolore, cos’altro potrebbe esserlo?

Hai tenuto il conto di tutti i Mostri che hai creato? Quanti sono?

Ho cominciato a tenerne conto solo dal 2014 in poi, quando ho cominciato a numerarli. Dal 2016, invece, ho assegnato ad ognuno un DNA, che ne determina sia la tipologia di Mangiapaure che il numero di esemplari realizzati. Tra Mangiapaure e Scacciapaure sono diverse migliaia di mostri!

I tempi moderni, si sa, lasciano sempre meno spazio al dialogo, alla noia, al confronto e, soprattutto, alle emozioni. Un linguaggio, quello emotivo,  che sembra essere sempre più lontano dai nostri bambini. I tuoi Mostri vanno in controtendenza però …

I miei mostri parlano proprio di emozioni. Li chiamo i Mangiapaure, ma solo perchè la paura è la forma più comune che i bambini usano per raccontare il loro disagio. E il disagio nasce da un’emozione incontrollata, o ingestibile. Per questo motivo nella famiglia dei Mostri113 ci sonoil Mangiapaure, il Mangiatristezza, il Mangiarabbia e via dicendo, esplorando tutte le emozioni e le difficoltà che un bambino può incontrare durante la crescita. E pure gli adulti, sai, mica sono immuni dal disagio e dalle paure. I Mostri113 aiutano anche loro, a partire del Mangiaansia, grande alleato dei grandicelli.

 

 

Stress, ansia, paure, rabbia … quali sono le emozioni negative più comuni nei bambini di oggi?

Io partirei proprio dall’eliminare il concetto di negatività. Le emozioni sono emozioni e non andrebbero nè giudicate, nè inscatolate. La rabbia, di per sè, non ha nulla di negativo. Ti faccio un esempio: se sfruttata nel giusto modo, la rabbia diventa funzionale, ti permette di affermare i tuoi diritti, di crescere, di farti valere. La rabbia è vitalità. La paura stessa è funzionale se ti porta ad evitare un pericolo. Ciò che rende le emozioni “negative” è l’incapactà di gestirle e il senso di impotenza che ne deriva. Essere in grado di nominare la propria emozione già aiuta a gestirla, poterne parlare con i genitori, poi, serve a darsi il permesso di essere e di provare. I Mostri113 sono lo strumento per creare questo ponte, fatto di dialogo e accettazione, tra il genitore e suo figlio.

I tuoi Mostri sono nati grazie a tuo figlio, ma non sono indirizzati solo ai bambini. Questo gioco, anche se questa parola è riduttiva, può essere d’aiuto anche agli adulti e spesso viene utilizzato anche da psicologi e terapeuti. E’ così?

Come ti accennavo, raccontandoti del mio Mangiabua, i Mostri113 non aiutano solo i bambini. Certo, la modalità di utilizzo cambia, ma la funzione rimane la stessa. Se un bimbo si affida magicamente al suo mostro e crede che egli possa mangiare la sua paura, l’adulto ci lavora in modo più consapevole. Questa presa di coscienza inizia già dalla scelta del mostro, che spesso richiede una personalizzazione specifica, e continua nel processo di superamento della difficoltà, che avviene man mano che ne prende coscienza. Mi capita spesso che si rivolgano a me persone che vogliono affincare un Mostro113 al loro lavoro terapeutico, mandate del terapista stesso. Ma anche mariti che vogliono far sapere alle mogli quanto abbiano a cura il loro benessere, amiche che vorrebbero supportare altre amiche, o semplicemente persone che sentono di voler superare quello scoglio che si staglia al loro orizzonte da troppo tempo.

Il mostro però, non è un pupazzo da regalare o comprare e basta. Ci sono le istruzioni per usarlo, o meglio, sfruttare tutte le sue potenzialità. Come si usano i Mangiapaure?

Il Mangiapaure deve essere scelto con cura. Deve esserti chiara la tua priorità: su quale difficoltà vuoi lavorare? Questo primo passo aiuta a focalizzare l’emozione che ristagna, a darle un nome, una forma pensiero precisa. Quando a scegliere il Mostro113 è un genitore, l’atto stesso dell’acquisto diventa un gesto d’amore: ti regalo un Mangiapaure perchè ti ho osservato, perchè mi sono accorto che c’è qualcosa che ti turba e mi voglio prender cura di te. Un bambino che si sente visto, che si sente ascoltato, è già a metà della risoluzione del suo problema. Poi arriva il mostro nel suo trasportino, con il certificato di adozione che ne racconta le caratteristiche: il suo carattere, la stella dalla quale proviene, i suoi gusti, i consigli della mostriciattolaia. Io inserisco in ogni mostro l’incantesimo, ma poi tocca ai bambini il compito di risvegliarlo con il segreto rituale di attivazione, che non posso svelarti per non spezzare la magia. Una volta attivato il mostro, si può infilare nella sua bocca un bigliettino, sul quale è stata scritta la paura da superare. Il mostro mangerà il biglietto e, morso dopo morso, mettendoci il tempio che ci vuole, lo finirà. Man mano che questo accade, si potranno notare i progressi del bambino, si avrà l’occasione di riparlarne e, alla fine, di festeggiare il superamento della difficoltà. A quel punto si può ricominciare con un’altra paura. Una sola alla volta, però, perchè il Mostro113 non va mai ingozzato, per evitare indigestioni e malesseri che rallenterebbero di molto la sua impresa.

 

 

E adesso, parliamo del lato estetico! I tuoi Mostri, sono mostri solo nel nome perché a vederli sono dei pupazzetti davvero carini: tutti fatti a mano e personalizzabili. Da dove arrivano queste tue abilità artigiane?

Dai primi mostriciattoli che ho creato a quelli attuali sono passati molti anni. Posso affermare di aver affinato il mestiere praticandolo. Del resto, creare mostri è un mestiere che mi sono letteralmente cucita addosso: è inevitabile che le mie competenze siano molto specifiche! Ho una gran buona manualità e fin da piccola ho sfruttato la mia capacità di imparare “rubando con gli occhi”. Mi è sempre piaciuto osservare le persone nello svolgimento del loro lavoro, nella loro affinata gestualità, carpirne i movimenti e i segreti. Mio nonno paterno era un sarto da donna di alto livello, mia nonna paterna era una sarta, mia madre cuciva per diletto. Io ho respirato ago, fili e stoffe, eppure non ho mai fatto un corso di cucito. Sperimentazione, tentativi e fallimenti sono stati la mia scuola, fintanto che non ho trovato il mio modo, la mia tecnica, i miei trucchi. E, siccome non credo che ci si possa mai sentire arrivati, sono certa di aver ancora tanto da imparare...

E dai mostri, poi, sono nate tante altre creazioni… bavaglini, body e molto altro. Insomma, una mente creativa non smette mai di lavorare. Ma, svelaci, cosa c’è nel futuro dei Mostri113, qualche novità?

Come dici tu, una mente creativa non può fermarsi. Ho sempre mille e una idee che mi frullano in testa: mi piacerebbe poter tenere il ritmo della mia immaginazione, ma prima di concretizzare un progetto, mi impongo di acquisire la competenza che mi permetta di farlo. Ciò richiede tempo, studio e sperimentazione. Negli ultimi 5 anni mi sono dedicata alla fotografia, alla grafica e all’illustrazione. Ho voluto unirle per creare un linea tessile dedicata ai bimbi, una di cancelleria e una di articoli da regalo. Il filo conduttore è il senso di meraviglia che voglio risvegliare e l’ironia che colgo nello sguardo innocente, tipico dell’infanzia, ma sempre presente in chi riesce ancora a guardare il mondo con occhi puri. Cosa c’è nel futuro di Mostri113? Proseguirà senza dubbio la collaborazione con gli psicologi per i progetti già in corso, come il kit delle emozioni. Sto anche lavorando alla creazione di un secondo kit, legato ad un libro già pubblicato, non mio. Non posso svelare molto di più su questo progetto perché è “in progress”. Ho alcuni sogni da realizzare, tra i quali un albo illustrato e scritto di mio pugno. E poi ci sogni che devono rimanere segretamente custoditi perchè sono ancora troppo fragili per essere esposti...

 

SORPRESA PER VOI MUMS!

Oramai lo sapete: quando ci innamoriamo di qualcosa, noi pensiamo subito anche a voi mums! E allora, grazie alla disponibilità di Roberta, per tutte voi c'è uno speciale sconto da utilizzare per acquistare il vostro personalissimo mostro: per voi, per i vostri bimbi o semplicemente per un regalo di Natale speciale!

Correte sullo shop di Mostri113 e inserite il codice MUMADVISOR10, valido fino al 31 Dicembre 2019

 

 

Melissa Ceccon

Mamma di due, moglie di uno, giornalista e autrice del blog Mamma Che Ansia.

Vive e lavora nella verdeggiante Brianza, sempre pronta a scrivere e raccontare le storie più interessanti per le mums.

Su Instagram il suo dietro le quinte tra vita zen e ironia.